De Nittis

De Nittis e la rivoluzione dello sguardo

Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 1 dicembre 2019 – 13 aprile 2020

Il primo dipinto che ho visto di Giuseppe De Nittis era di piccolo formato con dentro la luce del sud Italia. Mi ha preso immediatamente. Non ricordo se fosse in un museo o in una mostra, non ricordo neppure quanto tempo è passato, ma mi è rimasta impressa negli anni la bellezza di quel piccolo quadro. E quel fascino del primo sguardo l’ho ritrovato poi in altre sue opere, anche se non in tutte. Mi lasciano ancora a bocca aperta i paesaggi di luce, quale che sia la luce: del nostro mezzogiorno o il biancore diffuso della neve di Parigi; oppure la nebbia londinese, non solo grigia e lattiginosa, che sfuma i contorni, o i riflessi che la pioggia crea sulla strada.

Questi effetti ‘speciali’ li ho rivisti tutti insieme a Palazzo dei Diamanti a Ferrara in una mostra di opere che arrivano dalla Pinacoteca De Nittis a Barletta, città dove il pittore è nato il 25 febbraio 1846. Una bella mostra monografica che si sviluppa per temi e rilegge l’opera di De Nittis alla luce del rapporto con la fotografia che, proprio in quegli anni del secondo Ottocento, avviò una profonda trasformazione nell’arte e nella cultura. Vediamo così affiancate foto a dipinti in una ricerca parallela di linguaggi e sperimentazioni.


De Nittis si è formato artisticamente a Napoli frequentando prima l’Accademia delle Belle Arti, dalla quale è stato espulso per l’atteggiamento ribelle e insofferente alle regole, poi il gruppo di artisti della Scuola di Resina e la corrente dei Macchiaioli, approfondendo lo studio dal vero e sperimentando la pittura en plein air. Sono dei primi anni 60 i piccoli dipinti di studi dal vero dove mare, cielo, nuvole mostrano la specialità dell’artista nel rendere il sentimento della natura. «Che bei tempi! Con tanta libertà, tanta aria libera tante corse senza fine! E il mare, il gran cielo e i vasti orizzonti!», ha scritto nel suo taccuino.

La traversata degli Appennini – Ricordo, 1867

Il motivo della strada è declinato in questi anni in diverse altre opere realizzate dal vero […]. In questa veduta finemente dipinta e all’apparenza quasi senza colori, egli dà un saggio della sua abilità tecnica con il pennello e del suo talento nell’indagine naturalistica […]. La nota cromatica dominante in queste e altre opere si gioca su una gamma di grigi” (*).

Dal 1868 De Nittis si trasferì stabilmente a Parigi: «la vita qui, quanto, ma quanto è cosa interessante!». Appena un anno dopo sposò Léontine che ebbe un ruolo importante per la sua ascesa nel mondo artistico e culturale parigino. Qui De Nittis conquistò il successo nel giro di poco tempo, dall’inizio degli anni 70, riuscendo a conciliare i gusti di una ricca clientela con la sua ricerca artistica.

La guerra franco-prussiana lo riportò in Italia, nel suo meridione, dove trascorse lunghi periodi dal 1870 al 1873 dipingendo nel piccolo e medio formato opere in cui è riuscito a catturare l’atmosfera dei luoghi e a far risaltare “l’intonazione grigia e al tempo stesso colorita” (Martelli).

Golfo di Napoli. Riflessi solari, c.1972
Paesaggio sotto il sole, c.1872

In queste opere, ancora incentrate sul motivo della strada, l’artista utilizza un altro espediente originale e ricorrente nelle sue tele, quello del punto di vista posto sotto gli occhi del pittore […] è degna di nota la semplice efficacia della composizione, con l’orizzonte alto e i tre quarti della superficie della tavoletta occupati da un monocromo bianco che riflette la luce abbagliante e sembra restituirne il calore, come un muro di Giovanni Fattori, configurando uno spazio che nega e dichiara a un tempo la profondità prospettica” (*).

Di questo periodo è la serie di studi dedicati al Vesuvio, dipinti nel 1872. 

Nel 1874, invitato da Degas, partecipò alla prima mostra impressionista. Non mancarono tensioni e gelosie anche per la posizione di De Nittis di non rinunciare alle esposizioni ufficiali. “De Nittis ebbe un rapporto complicato sia con la pittura del Saloon che con l’impressionismo. La sua tecnica può essere intesa come una via di mezzo tra la precisione fotografica cara al pubblico del Saloon e un trattamento pittorico più affine al modernismo sperimentale” (Robert Jensen). Al Saloon presentò Tra le spighe del grano e Che freddo! (https://images.app.goo.gl/9KeuEsjLenXyGK5p7).

Tra le spighe del grano, 1873

Opera “emblematica del suo stile, anche nell’interpretazione contenuta e accattivante del plein air impressionista” (*).

Tramonto nebbioso, c. 1874
Mademoiselle Diogène, 1874

De Nittis ha mostrato la sua abilità e conoscenza di concetti che saranno propri della fotografia e del cinema: il campo corto e il campo lungo. Come in questi due pastelli: “Di quasi identico formato verticale, sono ambientati in un parco parigino al tramonto: Nel primo due piccole figure scure, appena abbozzate, si stagliano su un paesaggio velato di nebbia dai colori smorzati, con un prevalere di grigi caldi e di delicate sfumature di bruno, vero soggetto dell’opera. Nell’altro, il paesaggio diventa sfondo e la tela è quasi interamente occupata dalla silhouette nera di una figura in controluce. Di nuovo, De Nittis passa dall’idea di un’opera (un paesaggio) a un’altra (un ritratto) attraverso uno spostamento del punto di vista” (*) con un restringimento del campo sulla figura. In entrambi i pastelli è la resa atmosferica della nebbia a determinare lo stile compositivo.

Anche nei successivi dipinti ad olio, uniti dall’effetto della neve in tutta la sua luce, si vede il restringimento dal campo lungo sulla figura.

Sulla neve, 1875
Léontine che pattina, 1875

Tra il 1874 e il 1878 De Nittis ha trattato il paesaggio urbano. “La città come luogo fisico e psicologico, con la sua fisionomia segnata dai cambiamenti impressi dal progresso industriale, acquisisce, a partire dal secondo quarto del XIX secolo, un ruolo centrale nella cultura occidentale [….] Quintessenza della modernità, la metropoli è anche lo specchio della crisi del pensiero della civiltà che l’ha costituito e il suo immaginario, fatto di movimento e del flusso continuo e instabile di ogni forma” (**).

Place des Pyramides, 1875

È un angolo di Parigi in Inverno. Al centro campeggia la statua di Giovanna D’Arco, con il suo bronzo bagnato da una pioggerella fine […] alla sinistra dello spettatore gli edifici grigi e, sull’asfalto umido, il formicolio della folla variegata, belle signore che trotterellano sul fango, venditori di arance che spingono il loro carretto, lavandaie curve come arabeschi sotto il peso dei loro cesti, bambini indolenti trascinati dalle tate, tutta l’umanità parigina compresi i cani che corrono allegramente” (Paul Mantz).

Fino al 1978 furono frequenti i soggiorni a Londra dove De Nittis ottenne successo e guadagni. «Londra mi portò fortuna sin dal primo giorno», avrebbe ricordato nelle sue memorie. «Vi ero andato perché prevedevo delle difficoltà finanziarie, delle quali è inutile parlare. Tre mesi dopo ero di ritorno ed avevo sistemato ogni cosa» (*).

Tra Londra e Parigi ha creato vedute delle due città che alcuni critici considerarono “la quintessenza della modernità”.

La National Gallery e la chiesa di Saint Martin a Londra (particolare), 1877

Una delle caratteristiche peculiari di De Nittis è il tema del ‘moderno passante’, d’ispirazione urbana. “I suoi quadri sono annotazioni di un passante frettoloso che scrive la vita mentre la sua vita scorre, senza avere il tempo di guardarsi indietro. […]. De Nittis ha fatto scuola: è il destino dei pittori facili […]. Egli ha creato il moderno passante” (Camille Lemonnier).

Giorno di nebbia a Londra I, c. 1878
Westminster, 1878

Nelle vedute di Westminster si concentra sulla resa di effetti atmosferici spettacolari per i quali sembra aver assimilato la lezione dei paesaggisti inglesi, e soprattuto di Turner, al pari degli impressionisti […] Gli effetti prodotti dalla pioggia, ma più spesso dalla nebbia, che dissolve le architetture investendole di una molteplicità di variazioni luministico-cromatiche, costituiscono l’interesse principale” (*).

L’affermazione sociale di De Nittis e il suo successo artistico ed economico si consolidarono dal 1878. Di quegli anni è la rappresentazione moderna dell’alta borghesia con ritratti, dipinti d’interni, composizioni di vita familiare.

Colazione in giardino, 1883

Colazione in guardino è considerato uno dei quadri più belli dell’Ottocento italiano. De Nittis ha ripreso un momento di vita familiare unendo la luce di un plain air impressionista alla natura morta della tavola.

Con il successo artistico, economico e sociale lo stile di vita della famiglia divenne più prestigioso ma, per poterlo mantenere, necessitavano guadagni sempre più consistenti. L’attività produttiva si fece intensa, e le preoccupazioni finanziare pure, provocando un profondo esaurimento psico-fisico nell’artista che morì improvvisamente a soli 38 anni, nell’agosto del 1884, colpito da una congestione cerebrale.

La mostra, organizzata in collaborazione con il Comune di Barletta, è a cura di * Maria Luisa Pacelli (conservatrice delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara), **Barbara Guidi (conservatrice delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara) e Hélène Pinet (già responsabile delle collezioni di fotografia e del servizio di ricerca del Musée Rodin di Parigi).