La compagnia dell’Anello

Le avventure non hanno dunque mai fine? Mi sa di no. Qualcun altro deve sempre portare avanti la storia. Be’, non c’è niente da fare

Ho riletto La compagnia dell’anello di J.R.R. Tolkien nella nuova traduzione di Ottavio Fatica. Ne avevo atteso la pubblicazione con una certa impazienza dopo rimandi e rallentamenti dovuti a polemiche di cui mi sono tenuta informata limitatamente e con scarso entusiasmo. Senza addentrami nella questione della traduzione, di cui non ho competenza e che sembra essere diventata l’ennesimo motivo di contrapposizione generalizzata, posso dire che per me è stata una lettura piacevole e scorrevole.

Una rilettura, come ho scritto all’inizio, di un romanzo al quale sono molto legata perché ha incrociato alcuni momenti della mia vita, diventandone parte. Con i libri funziona così, non puoi slegarli dal contesto in cui li hai conosciuti, apprezzati, amati o odiati perché si imprimono nella memoria come frammenti, sfumature che si mescolano insieme. Ci sono libri indissolubilmente legati alle persone che me li hanno fatti conoscere, come la Trilogia del Cairo di Mahfuz al mio amico Antonio, oppure al luogo e al periodo in cui li ho letti, come per Il signore degli anelli. Ne scrivo quindi con la consapevolezza che la mia è una impressione molto soggettiva, in cui prevale l’aspetto affettivo ed esperienziale e non considera questioni linguistiche o di traduzione.

Il mio primo incontro con il romanzo è avvenuto alla fine degli anni 70, precisamente i primi mesi del 79. Non ricordo chi me l’ha consigliato ma, in quegli anni, era quasi un fenomeno letterario ed era impossibile non inciamparci. Frequentavo l’università mentre il mio ragazzo, che in seguito è diventato mio marito, si trovava in una caserma del Friuli dove stava svolgendo come ufficiale il servizio militare. Approfittavamo di ogni occasione per incontrarci e abbiamo deciso di trascorrere i giorni di una sua breve licenza tra la neve della Marmolada, con una coppia di amici. Immaginando lunghe ore vicino al calore di una stufa mi ero portata da leggere questo librone con la trilogia completa de Il signore degli anelli (edizione Rusconi del 70, traduzione di Vittoria Alliata rivista da Quirino Principe). Per tutto il tempo mi sono sentita combattuta tra uscire e godermi neve e paesaggio o starmene a leggere. Ho letto, letto, letto in continuazione. Non riuscivo a staccarmi dalle pagine, affascinata da quei mondi immaginari, dalle avventure ora magiche ora terrificanti, dai buoni e dai cattivi che combattevano per le sorti del mondo. Insomma, l’ho amato da subito quel libro, immersa nelle sue pagine e in un paesaggio bianco di neve. Forse ho sacrificato un po’ la compagnia che nei ricordi rimane, comunque, parte integrante dell’atmosfera magica che mi avvolgeva.

Poi, nel 2001, la storia è diventata un film e me ne sono innamorata nuovamente. È diventata una delle passioni che ho condiviso con mio marito: entrambi curiosi ed eccitati come bambini a ogni nuova uscita cinematografica mentre, nell’attesa, ci riguardavamo i dvd delle ‘puntate’ precedenti. Anche per questo Il signore degli anelli mi è caro, intimamente legato a ‘noi’. Le mie figlie hanno sempre manifestato perplessità per questo nostro entusiasmo, non l’hanno mai capito del tutto, come chi è rimasto estraneo al fascino di quelle avventure.

Negli anni le immagini dei film hanno preso il posto del libro nella memoria collettiva, ma quale riscoperta è stata, per me, rileggerlo nella nuova edizione! Anche se il cinema ha soverchiato ogni ricordo della precedente lettura il testo mantiene intatta la magia della storia e mi ha fatto rivivere qualcosa del gusto dell’avventura che avevo assaporato tanti anni fa. Ho ritrovato, così, luoghi e personaggi. Anche quelli che il cinema ha tralasciato e, nella lettura, conservano tutta l’originalità e la libertà di immaginarli. Come Tom Bombadil e Boccacoro: una pausa rilassante tra la partenza di Frodo, in fretta e furia, dalla Contea e lo scontro con i Cavalieri Oscuri. Tom è un personaggio che non sembra rientrare nelle categorie Tolkieniane: non è Hobbit, non è Uomo, né Elfo o Nano, né Mago e sicuramente non è un Orco. Tom è antico. È la voce narrante che racconta quello che è successo prima e prima ancora; prima della Grossa gente e delle Piccola gente, prima degli Elfi e prima dell’Oscuro Signore. È antico come la Foresta che conosce bene e sa da dove viene l’odio degli alberi per le creature che viaggiano libere per il mondo, il rancore di chi non può muoversi e si sente costretto in un luogo. È antico come la Natura, ben più potente dell’Anello che su di lui, quindi, non ha dominio. Pur essendo una figura marginale che occupa un piccolo spazio iniziale Tom sembra essere il narratore della storia e mi è venuto spontaneo associarlo allo stesso Tolkien.

Un’altra riscoperta del testo sono i dialoghi. Alcuni hanno un sapore molto attuale e ricordano temi che si ripetono nella storia umana: la ricerca di salvezza in un illusorio isolamento, la chiusura delle frontiere per reagire alla paura di venire invasi (e infettati), di perdere sicurezze e identità nazionali. Senza capire mai, mai che nessuno si salva da solo. Gli Hobbit rappresentano la gente legata alla propria terra, desiderosa di mantenere intatte le abitudini; sono i borghesi, hanno scritto alcuni commentatori, che non vogliono mettere a rischio la stabilità e il benessere raggiunto. L’elfo Gildor dice a Frodo, quando quest’ultimo sta varcando il confine della Contea sapendo che potrebbe non tornarci, che non esiste un luogo sicuro separato dal mondo, un luogo che si possa considerare solo come un bene personale.

«Ma non è soltanto la vostra Contea», disse Gildor. « Altri ci hanno abitato prima degli Hobbit; e altri ancora ci abiteranno quando gli Hobbit non ci saranno più: Il mondo intero è tutt’attorno a voi: potete chiudervi dentro la Contea, ma non potete chiudere fuori il mondo per sempre».

Anche alla locanda al Cavallino Inalberato (al Puledro impennato nella precedente traduzione) si discute di gente che scappa da Terre del Sud per cercare altre prospettive di vita.

A Sud c’erano problemi e gli Uomini venuti per la Viaverde erano alla ricerca di terre dove trovare un po’ di pace. Quelli di Bree erano comprensivi, ma chiaramente non erano disposti ad accogliere un gran numero di forestieri nel loro piccolo territorio. Uno dei viaggiatori, un tipo brutto e strabico, prevedeva che nel prossimo futuro un numero crescente di persone sarebbe salito a nord. «Se non si troverà spazio per loro lo troveranno da soli. Hanno il diritto di vivere, come tutti gli altri» disse a voce alta. Gli abitanti del posto non sembravano contenti della prospettiva”. Sembra quasi il nostro mondo!

Conoscendo qualcuna delle polemiche che hanno accompagnato la nuova edizione avevo il timore di non ritrovarmi con i nomi e di confondermi, così mi sono munita della vecchia cartina della Terra di Mezzo e mi sono fatta un piccolo elenco dei nomi di luoghi e personaggi. Ma non ce n’è stato un gran bisogno perché, dopo un po’, mi sono orientata senza problemi e, anche se sono affezionata ai vecchi nomi che il cinema ha contribuito a rendere celebri, non cambia una virgola dell’avventura che ci fanno vivere.

Frodo è sempre il Portatore dell’Anello, l’Hobbit con il compito più arduo; Peregrino Tuck o Pippin e Marry sono i cugini che l’aiutano; Sam Gamgee è sempre lui, fedele servitore e amico vero. Non cambiano Bilbo, Gandalf, Legolas, Gimli, Boromir, Saruman e Aragorn. Quest’ultimo diventa un Forestale invece che un Ramingo, Passolungo al posto di Granpasso, ma è sempre il re in esilio, erede della Casa di Elendil e di Isildur, coraggioso e dal cuore nobile alla ricerca di un riscatto per gli Uomini.

«Siamo uomini solitari, Forestali delle zone selvagge, cacciatori… ma sempre cacciatori dei servi del Nemico, che si trovano in molti luoghi, non soltanto a Mordor […] I viaggiatori ci guardano accigliati e i contadini ci affibbiano nomi spregiativi. Io sono ‘Passolungo’ per un grassone che vive a un giorno di marcia da nemici che gli paralizzerebbero il cuore […] Ma a noi sta bene così. Se la gente semplice è libera da preoccupazioni e timori, semplice resterà, e perché tale resti noi dobbiamo star nascosti. Questo è stato il compito della mia genia, mentre gli anni si allungavano e l’erba cresceva».

Il racconto si muove in un universo tutto al maschile dove tra i protagonisti, nel bene e soprattutto nel male, non trovano spazio i personaggi femminili. Tranne Galadriel, dama di luce, alta, bianca e bella regina degli elfi che resta impressa più di re Celadon con il suo specchio che “mostra cose che furono, cose che sono e cose che potrebbero essere. Ma quali uno veda, neanche il più saggio lo può sempre dire” perché “vedere è al tempo stesso un bene e un pericolo”.

Le poesie e le filastrocche cambiano, vero. Ma, nonostante l’abitudine a sentir recitare i vecchi versi, si prova piacere a leggere i nuovi perché sono più poetici. Come la poesia di Bilbo su Aragorn e la poesia dell’Anello:

Pure i magnifici luoghi che conosciamo durante la Cerca della Compagnia, creati dalla fantasia di Tolkien, restano indimenticabili: la verde Contea, Rivendill o Valforra o GranBurrone (nome a cui sono affezionata) un posto magico non meno di Lorien, con i suoi alberi maestosi sui quali gli elfi hanno costruito i flet e il talan attorno al fusto, grandi piattaforme unite da scale che si inerpicano lungo i tronchi; oppure la paura, la minaccia e il terrore di Moria nelle enormi sale sotto la montagna e la cattiveria del Caradhras con il Male del mondo Antico: “ombra era e al tempo stesso fiamma, forte e terribile”.

Infine, i grandi temi del libro.

La Compagnia dell’Anello già nel titolo propone la forza e la solidarietà di gruppo rispetto alla fragilità del singolo nell’affrontare compiti che riguardano il bene comune. «Nessuno è abbastanza grande da pretendere di aver messo in moto alcunché, e che nelle grandi imprese un eroe svolge al più un piccolo ruolo» ricorda Gandalf. Il portatore dell’Anello, L’Hobbit Frodo, senza l’aiuto di Elfi, Nani e Uomini non sarebbe andato molto lontano fuori dalla Contea. Insieme si può, da soli ci si ferma.

L’altra riflessione è quella sul Potere e sull’illusione di saperlo controllare. Ma la natura del Potere è quella di dominare impadronendosi della volontà dei singoli e trasformando, degenerandole, anche le migliori intenzioni.

Come succede a Saruman il Bianco che dice di “deplorare magari il male fatto lungo la strada, ma plaudere allo scopo ultimo e supremo: la Conoscenza, il Governo, l’Ordine”. Il Potere, come fine ultimo, giustificherebbe i mezzi e i modi per ottenerlo.

È Galadriel, la Dama Bianca, a svelare quanto smisurato possa diventare il desiderio di Potere tale da ottenebrare il pensiero e rendere cieco qualsiasi obiettivo per quanto buono sia. Anche le persone più sagge non sfuggono alla sua infida influenza e quando Sam le dice «Vorrei che il suo Anello lo prendeste voi. Così mettereste le cose a posto […]». «Lo farei,» disse la dama. «Comincerebbe così. Ma non finirebbe lì, purtroppo!»

La storia continua con Boromir che si lascia prendere dal desiderio di possedere l’Anello per salvare Gondor (“Ma non finirebbe lì, purtroppo!“) e la decisone di Frodo di proseguire da solo. Con Sam come unica compagnia.

10 Comments

    1. Anche le mie figlie e tante altre amiche e mici miei non sono proprio estimatori del genere e non hanno mai letto Tolkien. Non so da dove mi venga quest’amore. Dalla passione per i miti e le leggende? È la stessa passione che provo per la fantascienza. Come per il fantasy, un certo tipo di fantasy perlomeno. E non dipende dall’età perché l’ho amato a vent’anni e l’ho riletto adesso, a distanza di più di quarant’anni, riamandolo di nuovo.

      "Mi piace"

      1. Ci sono tantissime persone a cui piace molto, e altrettante a cui non piace per niente… dipende dai gusti, dalle inclinazioni personali. Anni fa un mio alunno mi prestò Il signore degli anelli, ci provai, arrivai a pagina 260, non facevano altro che cavalcare, mangiare e bere e cantare canzoni… fui costretta a restituirglielo e a dire quello che di solito gli studenti dicevano a me: non ce l’ho proprio fatta…

        "Mi piace"

      2. È vero 😅 cavalcano, mangiano e cantano: sono gli Hobbit, questi! Popolo spensierato. Proseguendo la lettura il libro si fa più interessante, soprattutto nell’incontro tra gli elfi, nani e uomini e i loro mondi. La capacità di Tolkien di creare mondi e popoli (probabilmente tradotti dalle leggende nordiche) ha fatto scuola e la possiamo ritrovare anche in molto cinema attuale. Ma non è solo questo perché le interpretazioni della simbologia di Tolkien si sprecano e addentrarsi non è semplice. Ad esempio io ho la mia visione ma ci sono anche quelli che ne danno un’interpretazione spirituale e religiosa (in base alla conversione al cattolicesimo dell’autore) e politica (come quando il romanzo è stato/e definito di destra o precursore dello stile di vita hippy). Piuttosto come ‘critica’ (ma proprio tra virgolette perché Tolkien ha saputo inserire così tante tipologie di situazioni e personaggi) si può osservare la categorizzazione binaria del bene e del male, molto accentuata. Comunque resto dell’idea che è stato il cinema a dare molta notorietà e visibilità all’opera che altrimenti sarebbe rimasta oggetto di culto degli anni sessanta e settanta.

        "Mi piace"

  1. Ciao! Ho trovato questo articolo per caso, navigando un po’ per WordPress. Ti vorrei ringraziare. – perché è raro che trovi un articolo scritto bene in sostegno alla nuova traduzione. “Frodo è sempre il Portatore dell’Anello, l’Hobbit con il compito più arduo; Peregrino Tuck o Pippin e Merry sono i cugini che l’aiutano; Sam Gamgee è sempre lui, fedele servitore e amico vero. Non cambiano Bilbo, Gandalf, Legolas, Gimli, Boromir, Saruman e Aragorn. Quest’ultimo diventa un Forestale invece che un Ramingo, Passolungo al posto di Granpasso, ma è sempre il re in esilio, erede della Casa di Elendil e di Isildur, coraggioso e dal cuore nobile alla ricerca di un riscatto per gli Uomini.” – secondo me, hai colto la cosa più importante in queso passaggio. Se uno ha il coraggio di andare oltre i nomi cambiati e qualche termine sconosciuto – si scopre la stessa storia, bella e affascinante. Tolkien è sempre Tolkien e non c’è alcun bisogno di difenderlo – il suo libro si difende benissimo da solo. Insomma, grazie! E auguri di Buona Pasqua!

    Piace a 1 persona

      1. Anch’io sto aspettando la seconda parte – con ansia (perché ci sono dei passaggi a me molto cari e non voglio vederli rovinati), ma anche con fiducia (perché la prima parte è stata tradotta bene per i miei gusti). Speriamo che arrivi presto!

        Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...