Rimedi vecchi e nuovi

Quando la libertà di movimento è limitata non ci resta che l’esercizio del pensiero. Che non è cosa da poco. Ma anche il pensiero ha bisogno di nutrimento e di stimoli, altrimenti rischia di girare attorno a se stesso, magari con mille circonvoluzioni ma ripetendo gli stessi percorsi. Ed è inevitabile che, in questi giorni, i pensieri si dirigano sempre là: al corona virus, ai morti, all’ansia per la minaccia del contagio. Non si può evadere da questo duro esame di realtà ma si può trovare il modo per non cadere nella spirale della paura, dell’isolamento mentale e per allargare il confronto i libri sono uno strumento tra i più efficaci. E se è vero che siamo portati a scegliere quei libri che corrispondono meglio al sentire e all’esperienza personale è altrettanto vero che suscitano altre curiosità e portano verso altre letture.

La spinta a capire qualcosa di più del nostro comportamento in uno scenario del tutto nuovo per il genere umano mi ha fatto riprendere in mano un vecchio libro: é un testo di psicoanalisi sociale scritto da Sigmund Freud e pubblicato novant’anni fa, precisamente nel 1929. Si dirà che è fuori tempo, ma non è così: il comportamento umano è modellato dai secoli in un imprinting che, pur con le dovute varianti legate al contesto e ai mezzi più tecnologici, ci caratterizza ancora oggi e il pensiero di Freud che riflette sull’umana convivenza, sulle imposizioni sociali in antagonismo con le esigenze pulsionali dell’individuo, sulle restrizioni della libertà del singolo come fondamento della civiltà, è tuttora valido.

Il libro è Il disagio della civiltà, traduzione italiana di Das Unbehagen in der Kultur che corrisponde in versione più letterale a L’infelicità nella civiltà.

C’è un concetto, tra i tanti di questo saggio, che mi sembra interessante proporre qui:

La vita così come ci è imposta, è troppo dura per noi; ci reca troppi dolori, disinganni, compiti insolubili. Per sopportarla non possiamo privarci di qualche maniera per alleviarla […] Tre sono forse i tipi di rimedi siffatti: diversivi potenti, che ci fanno prendere alla leggera la nostra miseria; soddisfacimenti sostitutivi, che la riducono; sostanze inebrianti, che ci rendono insensibili a essa. Qualcosa del genere è indispensabile”.

Freud ha scritto questi pensieri in un’epoca di profondo sconvolgimento dopo la Grande Guerra, la nascita nel 1920 del Partito Nazionalsocialista in Germania e la crisi mondiale del ’29.

Anche oggi stiamo vivendo eventi di grande perturbamento, di cui non comprendiamo appieno la portata, e le reazioni sociali e i comportamenti non sembrano così diversi dal passato soprattutto nella ricerca di aggiustamenti o palliativi. Vediamoli.

Quando parla di ‘diversivi potenti’ Freud fa riferimento a ciò che Voltaire ha consigliato nel suo Candido: coltivare il proprio giardino. Per Freud corrisponde all’attività scientifica ma il senso generale è quello di concentrarsi nel comune lavoro professionale. È il lavoro che lega le persone a una parte della realtà, le inserisce nella comunità e in occasione di eventi estremi ne comprendiamo la funzione essenziale in ogni campo. In questi giorni tristi chi opera, sia nell’ambito sanitario che in tutti i servizi di necessità, dal medico all’infermiere dai corrieri alle cassiere dei supermercati, sa di essere coinvolto in un processo indispensabile al vivere comune. Vengono spostate nel lavoro, soprattutto se liberamente scelto, quantità di energie libidiche, narcisistiche e aggressive che conferiscono una potente giustificazione dell’esistenza nella società. E chi non può proseguire il proprio, di lavoro, si sente spinto a impegnarsi in una partecipazione attiva magari coltivando una predisposizione verso particolari interessi, dando spessore alla ricerca del senso di se stessi e del proprio Io: mi viene in mente chi fa volontariato, chi si propone per portare la spesa alle persone anziane o malate che non possono muoversi; chi cuce mascherine.

La seconda strada analizzata da Freud, i “soddisfacimenti sostitutivi”, riguarda oggi la maggior parte della popolazione, quella chiusa in casa e priva della possibilità di agire. Sono i rimedi “offerti dall’arte, sono illusioni contrastanti con la realtà; non per questo sono tuttavia psichicamente meno valide, grazie alla funzione assunta dalla fantasia nella vita psichica”. Rispetto ai primi rimedi, che si svolgono a stretto contatto della realtà, i secondi la interpretano attraverso l’arte, la letteratura, la musica; permettono di sviluppare la creatività che è personale ma fa sentire partecipi nel connettersi con altri o condividere emozioni, significati. E, anche se “la leggera narcosi in cui l’arte ci trasferisce non può tuttavia offrirci che un’evasione temporanea dagli affanni della vita e non è abbastanza forte da far dimenticare la miseria reale”, ha il potere di sollevare dalla frustrazione provocata dal mondo esterno. La debolezza di questo metodo è quella di essere accessibile a pochi ma, anche se non siamo tutti artisti e letterati, c’è la possibilità, in questi giorni di isolamento casalingo, di avere più tempo per la lettura, di usufruire di molti ebook messi a disposizione o dell’audioascolto e, con i tour virtuali offerti da musei e gallerie delle diverse città del mondo, godere della visione di capolavori.

Gli “inebrianti” sono il terzo rimedio: il più potente di tutti e il più efficace perché “influiscono sul nostro corpo e ne alterano il chimismo”. Non è certamente una novità e l’umanità vi ricorre da tempi immemorabili assegnando un posto importante nell’economia libidica. Freud usa l’espressione tedesca di “scacciaffanni” a intendere che, pur originando dal desiderio di felicità, il loro utilizzo diventa ricerca di come evitare o vincere la sofferenza per non soggiacere alla frustrazione del mondo esterno: il principio di piacere che si trasforma nel principio di realtà. Hanno il difetto di esaurire in se stessi le energie del singolo e non renderlo partecipe alla condivisione sociale ma riducono la pressione psicologica che molte persone tollerano a fatica. Non possiamo sapere quale sia, in questo periodo di tensione nervosa a cui siamo sottoposti, l’aumento del consumo di ‘inebrianti’ illegali, cioè le droghe, e non sono ancora disponibili i dati sulla prescrizione di psicofarmaci ma possiamo basarci su altri numeri per comprendere come la ricerca di “scacciaffanni” che procurano piacere e soddisfazione dei sensi, ad esempio alcool e cibo, sia in forte aumento: i dati e-commerce di questo mese, che ho potuto conoscere grazie a mia figlia, mostrano una crescita esplosiva di vino e beveraggi (+250%); food, soprattutto prodotti tipici (+220%); prodotti farmaceutici (+54%) (fonte dati interna Qaplà). Per il momento è accertata anche la crescita di acquisti di tranquillanti per i cani.

Non vi è qui un consiglio che valga per tutti; ognuno deve trovare da sé il modo particolare in cui può essere felice”. O meno infelice.

2 Comments

  1. Grazie, Gina, per questa sintesi, molto utile per razionalizzare gli stati d’ animo di questi giorni. Già, a quale delle tre categorie rivolgersi? Il fatto è che sembrano- tutte e tre- non del tutto efficaci. Troppo è il peso che grava su tutti noi : certo si legge, si tenta di impegnarsi in qualche cosa; si cercano possibili inebrianti. Per quel che mi riguarda, leggo con meno abbandono; quando cerco impegni, la mente si distrae; quanto agli inebrianti, i caffè mi sono preclusi- causa chiusura dei locali- e anche i dolci e il cioccolato non mi attirano più 😥.
    Un giornalista locale ha raccontato di sua nonna, la quale, forte del passato di guerra sulla Linea Gotica, avrebbe detto : ” Beh, allora , era quasi meno peggio perchè, se uscivi, il nemico almeno qualche volta lo vedevi“!.
    Un caro saluto, Gina.

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    1. Ciao Renza, è vero che vivendo in questa sospensione del tempo ogni cosa che si fa non è come la si faceva prima in un contesto di normalità. Nè leggere ma neppure lavorare. Io sto continuando ad andare al lavoro ma, seppur mantenendo una ritmicità e delle attività, non è la stessa cosa di prima. Anche il lavoro viene modificato dall’emergenza perché ci sono trasformazioni, cancellazioni, spostamenti, altre priorità. Insomma è tutto diverso e tutti noi possiamo contare solo su risorse che conosciamo e abbiamo sperimentato nel passato. Non so se questa situazione proseguirà nel tempo quanto potrà modificarci e magari ci fa scoprire comportamenti nuovi. Un abbraccio

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