Brunella Gasperini

Non rompetemi il filo

La rassegnata sopportazione, in queste settimane di lockdwon, è di non poter camminare per sentieri di campagna, andare per boschi, non poter passeggiare sulla spiaggia al mare o lungo il lago, non stare nella natura insomma; anche di non poter frequentare musei e mostre d’arte e non potermi spostare liberamente da una città all’altra. Per il resto non subisco la solitudine perché sono una di quelle persone che non hanno mai smesso di recarsi al lavoro. E nel tempo che mi resta leggo. La lettura è una delle cose che il confinamento tra le mura domestiche non ci ha tolto e, al posto di sorprendermi con qualche libro nuovo, ho seguito l’impulso di andarne a cercare qualcuno che avevo già letto anni fa e ho ripescato i libri di Brunella Gasperini: romanzi, cronache familiari e raccolte. All’inizio non avrei saputo dire cosa mi spingeva verso di lei ma, man mano che proseguo nella lettura, un’idea me la sto facendo.

Brunella Gasperini è una delle autrici dimenticate nella narrativa. Relegata nel genere rosa ha saputo in realtà dar voce, anche nei periodici femminili, a una coscienza e sensibilità diverse da quelle dell’ambiente sociale del tempo. Si può ben dire che sia stata una combattente per la libertà come lo sono stati il nonno e il padre antifascisti, e i fratelli partigiani morti nella seconda guerra mondiale: la sua è stata una libertà di pensiero non in linea con la scala di valori del mondo borghese cui apparteneva.

È vissuta tra Milano, dove era nata nel 1918, e San Mamete dove ha ambientato gran parte delle sue cronache familiari. Il nome era Bianca Robecchi e Gasperini era quello del marito che lei ha sempre chiamato “il compagno della mia vita”. È stata insegnante per un breve periodo e poi è arrivata alla Rizzoli con un romanzo a puntate. Inoltre ha tenuto una rubrica di risposte alle lettrici affrontando temi spinosi come il divorzio, l’aborto, la sessualità.

Le ex ragazze degli anni Settanta se la ricordano bene, Brunella Gasperini. La sua rubrica su Annabella è stata, in quegli anni, una sorta di collettivo virtuale e allargato che prefigurava i futuri gruppi di ‘autocoscienza’ del femminismo militante. Uno spazio caotico, ma traboccante passione e vitalità, che consentiva alle donne un insolito esercizio di libertà di parola” ha scritto Eugenia Roccella nel III volume di Italiane. Il cambiamento del nome da Bianca a Brunella sembra contenere “la sua poetica e la sua politica”.

Adesso sembrerebbe datata ma, come è scritto nell’introduzione senza firma di uno dei libri che sto leggendo: “le sue cronache familiari sono un esempio di come, raccontando vicende normali, si possa far diventare un diario domestico un approfondimento dei diritti umani” e “se c’è il sentimento, pagine destinate a un indolore intrattenimento riescano a tramutarsi in un’appassionata rivoluzione, piccola ma capace di far pensare e anche commuovere”. Ancora oggi.

Come regolarmi con la lettura? Ho seguito un ordine cronologico e ho iniziato con il primo romanzo scritto nel 1956: L’estate dei bisbigli. Racconta il passaggio dalla giovinezza all’adultità di un gruppetto di giovani nella soffocante vita di provincia. Foscano – “sonnolento e all’erta, pigro e mordace, dove ognuno viveva alle costole dell’altro, e ne spiava le azioni senza conoscerne l’anima” – è un paese che ha fame di scandali e non sa vedere al di là dei bisbigli, delle chiacchiere. I protagonisti sono tre ragazzi e tre ragazze: quattro sono esemplari tipici di ogni generazione e due sono esemplari extra che alle accuse reagiscono con sfida e arroganza. E verso questi ultimi vanno le preferenze dell’autrice, verso chi è più irrequieto e trasgressivo piuttosto che conformista perché “ è facile essere angeli quando se ne hanno l’aspetto e la voce, quando si hanno miti occhi azzurri e un dolce sorriso”. Ma tra dieci anni tutti sarebbero stati ai loro posti: “tutti con i loro sogni alle spalle, tutti con le radici ben salde nel terreno delle convenzioni, e pronti a buttar la croce addosso a chiunque avesse l’aria di minacciargliele”. È vero che i confini di questa narrativa stanno dentro il romanzo rosa ma lo sguardo spazia anche oltre, guarda al contesto sociale, al conflitto sessuale e generazionale, al passaggio difficile all’età adulta.

Questo mi ha ricordato un’altro romanzo della Gasperini che avevo letto quando ero una preadolescente: Fanali gialli. Romanzo di formazione, anche quello, scritto nel 1957. La trama non mi viene in mente ma mi sono rimasti impressi quegli occhi con pagliuzze dorate che rispecchiavano i miei primi innamoramenti. Quel libro non ce l’ho più, chissà dove è andato a finire, oppure mi era stato prestato da un’amica.

Ho proseguito con le cronache familiari, i libri che preferisco. Sono scritti autobiografici in cui Brunella Gasperini racconta di sé, dei figli, del marito, degli animali, degli amici. Sono stati pubblicati da Rizzoli tra il ’59 e il ’65: Io e loro. Cronache di un marito; Noi e loro. Cronache di una figlia. Mi manca Lui e noi: cronache di una moglie.

Sto completando l’ultimo romanzo Una donna e altri animali (1978): il libro che più di tutti fa risuonare le corde del cuore.

Poi continuerò con le raccolte: Il galateo (1975) e Più botte che risposte (1981).

È una donna molto piacevole da conoscere, attraverso i suoi libri, Brunella Gasperini. Soprattutto per quel miscuglio di modi di essere: ironica, leggera e profonda insieme, divertente e triste, mai banale, solo apparentemente svagata. Come conclude Eugenia Roccella “resta il dubbio su quanto, in questa scrittrice abituata a sciorinare i panni in pubblico e a offrirsi in piena luce, ci sia di artificio utopico e consolatorio, quanto la mite, ironica Brunella abbia usato l’autobiografia come finzione più intima e personale che letteraria, ritoccando sulla pagina la propria immagine e la propria vita matrimoniale per averne, di rimando, un po’ di sollievo. Una sua collega, Giulia Oliosi, l’ha dipinta così: «Era riuscita a dare un’immagine di sé svagata, allegra e innocente che reggeva. Quanto a lei, che non era affatto svagata, né allegra, né particolarmente innocente, avrebbe retto a lungo allo stress di quel lavoro e di quell’ambiente, guadagnandosi un’ulcera di cui infine sarebbe morta». Nel 1979 a 61 anni.

5 thoughts on “Brunella Gasperini

  1. Certo! L’avevo dimenticata. Non ho mai letto suoi libri ma ricordo lei, le sue opinioni, il fatto che, nonostante il contesto in cui operava, molto “rosa”, fosse una molto stimata. Peraltro le battaglie degli anni ’70, a cominciare dal divorzio, hanno dovuto molto alle giornaliste del settimanali femminili che hanno saputo raggiungere le loro lettrici; e Brunella Gasperini è stata una voce importante.
    Merita sicuramente un recupero. Dovrò farmene memoria.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...