I bambini possono tornare a scuola?

Sì, signora maestra, mi sono un po’ distratto…” (Rodari)

La forzata chiusura e isolamento ha conseguenze importanti sui bambini e sugli adolescenti che non sono scomparsi anche se non li vediamo per le strade e anche se le scuole sono chiuse. Ci sono aspetti evolutivi legati alla socialità e alla dimensione relazionale che vengono fortemente a soffrire in questa fase particolare e sarebbe opportuno prendersene carico come comunità. Le ricerche scientifiche dicono che i bambini sono più resistenti al contagio e, quindi, sarebbe opportuno cominciare a progettare la riattivazione delle strutture educative e scolastiche presenti nei territori. Almeno in una fase di cauta ripresa in modo da sperimentare le criticità e le possibilità e non trovarci impreparati a settembre. So che quello inerente la scuola è un tema complicato e non essendo il mio ambito professionale ho chiesto a un’insegnante che apprezzo e conosco di darmi un parere in merito. Trascrivo di seguito le sue considerazioni che a me sono parse importanti e propositive.

“É significativo vedere che abbiamo messo le mani su tutti i sistemi a parte quello della scuola e ciò mi sembra inclassificabile perché dà la misura di quanto cose ‘nobili’ come la cultura, la scuola, l’apprendimento siano così poco importanti per la collettività.

Secondo me, in questa fase di ripresa, si potrebbe tornare a scuola: si potrebbe tornare a turni, fare magari tre ore la mattina, abolire le mense, fare tre ore il pomeriggio, così si facilitano anche i genitori. Il pomeriggio si potrebbero fare laboratori per alleggerire la lezione: come, ad esempio, la costruzione autonoma di mascherine, magari colorate. Metterei i bambini certificati soprattutto nel turno della mattina perché rendono di più mentre il pomeriggio fanno fatica.

Moltiplicherei il giro dei pulmini per mantenere le sedute in distanza (lo fanno nelle metropolitane vuoi che non lo possano fare in pulmini da 15 posti?).

Per gli spazi: ci sono scuole con atri ampi; si può fare lezione anche nelle mense visto che non si usano; ci sono tanti posti vuoti e grandi nelle città che si possono usare per rispettare la distanza personale. Bisogna potenziare tutto e attivare risorse: ad esempio se si riuscisse a mettere condizionatori nelle scuole si potrebbe fare qualche ora di presenza anche a luglio.

Se la scuola fosse importante come l’economia le soluzioni si potrebbero trovare. Invece siamo ancora impantanati!

Infine per quanto riguarda i programmi andrebbero bloccati. Ci si ferma tutti e si ripassa quello che si è fatto per consolidarlo in modo da andare nella stessa direzione, senza che qualcuno ‘corra’ avanti e qualcun altro resti indietro. In questa fase quello che conta per i bambini non sono i programmi ma ristabilire una normalità, delle relazioni, giocare, uscire. I bambini vanno aiutati ad affrontare questo momento di difficoltà, insegnandogli il mestiere della vita e lo spirito di adattamento. Aiutiamoli a fare fatica in modo costruttivo perché i bambini hanno risorse che lasciano noi adulti a bocca aperta. Li vedo in questa attività di didattica a distanza: pescano da riserve che neppure loro sapevano di avere. Sono fantastici! Non lasciamoli soli”.

10 thoughts on “I bambini possono tornare a scuola?

    • È così. Pare che adesso qualcosa si stia muovendo e proprio ieri è stata fatta una riunione interlocutoria (in videoconferenza) al ministero per la famiglia che prevede un piano per i minori almeno per i prossimi due mesi. Non si tratta di scuola ma di centri estivi.

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      • Penso anch’io alle famiglie e in questa fase in cui dovremmo essere un pochino più comprensivi per i problemi di tutti resto basita da discorsi che sento fare da alcuni insegnanti (per fortuna non tutti) che dicono che i genitori vogliono solo ‘scaricare’ i figli a scuola. Usano proprio questa parola: ‘scaricare’ con un tono di disprezzo. Non so, mi sento molto delusa dall’atteggiamento di tanti e se le direttive del governo continuano a non essere chiare ci troveremo ad azzannarci a vicenda.

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      • Sono completamente d’accordo e sappiamo quanto siano importanti i servizi educativi e scolastici per aiutare le famiglie che non si possono autogestire. E mi ha fatto male sentire questa parola usata da una insegnante giovane, di sinistra e con un figlio piccolo. Se molti insegnanti pensano così è il caso di dire che nel mondo della scuola ci sono troppe cose che non vanno. Mi consolo con altri/e in segnanti che conosco e apprezzo e la pensano diversamente.

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  1. Anche nel normare le possibilità di incontrare altre persone al di fuori dei conviventi, i famosi “congiunti”, bambini e adolescenti non hanno avuto nessuna considerazione: cosa vuol dire, per un bambino, “affetti stabili”, o per un adolescente? Una ragazza, un ragazzo può aver bisogno di vedere l’amica del cuore o la persona di cui è innamorata anche se non sono legami consolidati da anni e anni di stabilità affettiva!

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    • Proprio così Marisa. Per i giovani non sono state tenute minimamente in considerazione aspetti relazionali e affettivi. Come se questi potessero essere soddisfatti dai genitori, quando sappiamo che la famiglia non basta. Ma sembra che in questa emergenza abbiamo messo da parte studi, esperienze e pensiero. È preoccupante la facilità con cui si prendono decisioni senza tener conto delle diverse situazioni. Ed è preoccupante che la scuola venga sacrificata e lo si accetti senza rendersi conto delle conseguenze

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