Fiori sopra l’inferno

Sono un commissario di polizia specializzato in profiling e ogni giorno cammino sopra l’inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma […] Mi chiamo Teresa Battaglia, ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura”.

Questo è un altro dei libri ascoltati e non letti. Oramai è diventata una delle abitudini più care quella di fare lunghe camminate, quando posso, ascoltando letture ad alta voce. Nella scelta sono guidata da una distinzione tra quei libri che mi sembra indispensabile leggere direttamente e altri che penso di poter assaporare dalla voce e dalla interpretazione altrui. Questi ultimi, confesso, li considero più leggeri e meno impegnativi, senza la necessità di avere una matita a portata di mano per segnare le pagine e i passaggi importanti. Invece poi succede che alcune frasi, alcuni pensieri colpiscono la mia immaginazione e mi fermo per scrivere, nelle note sul cellulare, ciò che mi ha impressionato. Perché i libri riservano sempre delle sorprese.

Fiori sopra l’inferno me l’ha consigliato mia figlia dicendomi: ti piacerà! Cosi è stato ed ora eccomi qui a raccontare l’incontro con Teresa Battaglia e la sua indagine. Teresa è un commissario di polizia (lo scriverei al femminile ma lei si riferisce a se stessa come commissario): questa è la sua identità, quella che la tiene integra e dà un senso alle sue giornate. Intense e pericolose per l’equilibrio mentale perché guarda in faccia i demoni che abitano il nostro mondo, la cattiveria e la crudeltà umane. Teresa Battaglia non è telegenica perché è vecchia, grassa, diabetica, scontrosa e antipatica (forse per questo non hanno ancora pensato di farne una serie tv? la fragilità degli anni non piace molto) ma in lei c’è una forza travolgente che porta gli uomini della sua squadra alla fiducia e addirittura alla devozione nei suoi confronti.

L’altro personaggio, a farle da spalla, è Massimo Marini un ispettore giovane che viene dalla città, un tantino rigido e perbenino. Ma non è malaccio, anche se si sente come un bambino in cerca della sua approvazione e per questo si sforza di dare il meglio di sé. Riuscendoci, nonostante le feroci critiche della commissaria.

Si tratta di un thriller psicologico, di cui non svelo la trama per non togliere il piacere di scoprire personaggi e motivazioni man mano che il racconto va avanti. Non sono Battaglia o Marini al centro della storia, o almeno non sono solo loro e i problemi che li accompagnano, quanto i bambini e l’infanzia violata da adulti crudeli o indifferenti. C’è tristezza nella storia e ingiustizia e diritti calpestati ma ci sono anche empatia e generosità laddove non pensi di trovarle. È un racconto sui legami che ‘costruiscono’ l’essere umano e che, dalla nascita all’età adulta fino alla morte, rappresentano il valore fondante della vita. Sono i legami a dare forma e colore all’amore.

Lo sanno i bambini. E lo sa anche lei, Teresa, esperta di psicologia ma soprattutto di empatia. Sa dialogare con loro, li osserva con attenzione e li comprende. Con loro si fa delicata e sensibile e sa usare le parole per aiutarli:

Nessuno sbaglio che facciamo giustifica chi ci fa del male”.

I bambini sono al centro, bambini di adesso ma anche bambini del passato, diventati adulti con i segni dalle ferite inferte. Il capitolo 56 è il più commovente e significativo, quello che riassume molti temi: capacità di chiedere aiuto e protezione dalla violenza, capacità dei bambini di essere resilienti se fanno gruppo e si proteggono. Mostrano come la salvezza venga dei legami:

Noi non abbiamo paura perché stiamo assieme”.

Quei bambini erano gli uni per gli altri la famiglia, ecco perché proteggevano il loro segreto, un segreto innocente che però metteva alla prova ogni giorno la loro capacità di escludere il mondo dal gruppo. Teresa ricordò quanto fosse importante la realtà a quell’età e come incredibilmente diventasse fragile da adulti. Avevano imparato a proteggersi e per farlo, constatò Teresa, non avevano ceduto nulla della loro anima, né rinunciato alla magia all’infanzia. Erano riusciti a mantenersi puri quando tutto attorno a loro non lo era. Nonostante i panorami annichilenti, l’aspetto fiabesco, i silenzi delle vette, nell’intimo delle case dei suoi abitanti Travenì custodiva segreti inconfessabili nei quali Teresa era incappata già troppe volte nel corso del suo lavoro. Era disturbante, una discrasia che stordiva come guardare Dio e vedere Satana con le corna, pensò. Non erano i peccati però a sconvolgerla di più quanto gli sforzi della comunità di coprire i peccatori e lasciare le vittime nelle mani dei carnefici pur di salvaguardare l’integrità del gruppo. Pensò con rabbia ai volantini appesi in ogni angolo del paese che incitavano alla sollevazione popolare contro il nuovo polo sciistico, l’invasione, mentre per i bambini nessuno aveva mosso un dito. Uniti contro il mondo esterno e ciechi per comodità verso le proprie colpe”.

La storia racconta anche un luogo. Ha un nomedi fantasia: Travenì, ma orrisponde a Tarvisio, nel Friuli nord-orientale. Un territorio che faceva parte dell’impero austroungarico e porta ancora tracce evidenti di quella cultura. Come l’arrivo dei Krampus la sera del 5 dicembre, descritto nel libro come uno spettacolo suggestivo e antico. Nella frazione di Rutte scendono dal bosco, immersi nella neve e con torce che illuminano il buio della notte, i demoni-caproni al seguito di San Niccolò. Un incendio improvviso di fuochi, dal sapore antico e magico, che sembrano spaventosi. Demoni che personificano i fantasmi della mente, antichi ma sempre presenti nell’intimo dell’uomo. Non si possono sconfiggere ma si possono conoscere.

L’autrice è Ilaria Tuti e vive a Gemona del Friuli. È la sua terra quella che racconta per rappresentare la violenza della natura ma anche quella provocata dai cambiamenti sociali, invasivi in una terra già piena di ferite e spaccature, non solo geologiche ma anche umane e sociali. In un’intervista che ho trovato in internet dice:

«Il rapporto con il Friuli è fortissimo, di grande amore, un sentimento riscoperto in età adulta quando senti che le radici sono talmente profonde che non ti abbandoneranno mai. Travenì è inventato, ma esistite: ho descritto il Tarvisiano, i Laghi di Fusine, la piazza di Tarvisio, la sua torre medioevale…».

Fiori sopra l’inferno di Ilaria Tuti è stato pubblicato nel 2017 da Longanesi.

10 Comments

    1. Io invece penso come il tuo punto di vista mi aiuti a mettere a fuoco un altro aspetto del libro che non ho colto perché l’ascolto, più della lettura, si appoggia a descrizioni suggestive per tenere desta l’attenzione e l’immaginazione. Grazie Marisa.

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