Averno

La morte non può farmi male / più di quanto tu mi abbia fatto male, / amata vita mia

Averno. Dal latino Avèrnus. 
Laghetto craterico a sedici chilometri 
a ovest di Napoli, che i Romani 
credevano fosse l’ingresso dell’oltretomba.

 Averno. Ancient name Avernus. 
A small crater lake, ten miles west of 
Naples, Italy; regarded by the ancient 
Roman as the entrante to the underwold. 

Le migrazioni notturne degli uccelli aprono questa decima raccolta di poesie di Louise Glück, pubblicata negli Stati Uniti nel 2006. È ottobre e gli uccelli, nel loro volo ci accompagnano fino alle porte dell’Averno. Da lì comincia il viaggio negli inferi.

Ottobre 

È di nuovo inverno, è di nuovo freddo  
[…]  
non è finita la notte,   
il disgelo non ha  
inondato i fossi stretti    

il mio corpo non è stato   
salvato, non era sicuro    

non si è formata la cicatrice, invisibile 
sulla ferita   

 October 

Is it winter again, is it cold again   
[…]  
didn’t the night end,  
didn’t the melting ice  
flood the narrow gutters  

wasn’t my body   
rescued, wasn’t it safe 

didn’t the scar form, invisible  
above the injury. 

Lasciamo alle spalle, quindi, la realtà terrena e le cose quotidiane per inoltrarci in un mondo di ombre, che altro non sono che pozze scure nella mente. Ad introdurci in questo altrove è Persefone… 

… ed è stata, per me, meraviglia ri-trovare Persefone.

Persefone è la figura della mitologia che più mi appassiona. Non l’ho mai dimenticata da quando, bambina, l’ho incontrata nel libro di lettura delle elementari. La ricordo vestita di fiori, ad annunciare l’arrivo della primavera ma quando poi ho letto la sua storia vi ho trovato il freddo dell’inverno. Non ho smesso di pensarci, negli anni, ed ho continuato a interrogarmi ora su di lei ora sulla madre Demetra. Il mito ha lasciato tante domande aperte e non ho esitato ad inoltrarmi nell’Ade personale di Louise Gluck alla ricerca di riposte. O di altre domande, ancora.

Averno è un libro di poesie profondamente femminile se per femminile intendiamo anche il principio della vita. Averno è il libro di Persefone, di lei e delle sue declinazioni. Averno diventa metafora dell’inferno che prima o poi tutti visitiamo, il luogo dove si entra ragazza e si esce donna ferita per sempre. Ascoltare la natura per silenziare la violenza della propria mente” ha scritto in postfazione José Vicente Quirante Rives. 

In questa discesa negli inferi dell’anima Louise Glück non offre appigli, non fornisce una mappa per orientarsi. Procede seguendo il suo filo personale e sta a noi accompagnarla o meno, intercettare i segnali che lascia nell’oscurità, scorgere le tracce di un dolore che non possiamo capire se non l’abbiamo provato già. Sprazzi di questo dolore hanno colpito tutte le donne tanto da fornirci una qualche bussola per intuire la direzione o un lume per rischiarare il cammino. Se lo vogliamo percorrere.

Lei, comunque, prosegue spedita, a volte in silenzio con le sue righe bianche, spazi che non sono vuoti ma che ci permettono di avvicinarci o allontanarci a seconda dai movimenti dell’anima. Spesso ci porta dentro oscure pozze profonde e a volte le illumina improvvisamente, mostrando angoli che non sapevamo o ci eravamo dimenticate di avere.

La violenza mi ha cambiato ha scritto nei suoi versi iniziali. Ti chiedi quale violenza sia stata, quale vento sia passato così forte da scardinare ogni certezza.

Non sarai risparmiata, né ciò che ami sarà risparmiato.

Un vento è venuto e passato, smontando la mente,


You will not be spared, nor will what you love be spared 

A wind has come and gone, taking apart the mind 

Quanti venti attraversano la vita delle donne?

Particolare il ratto di Persefone, G.L.Bernini
Persefone l’errante     

Nella prima versione, Persefone  
è sottratta alla madre  
e la dea della terra  
punisce la terra - questo è conforme  
a quanto sappiamo dei comportamenti umani,    

che gli esseri umani traggono profonda soddisfazione  
dal fare del male, specie  
del male inconsapevole:    

lo possiamo chiamare  
creazione negativa.    

Il soggiorno iniziale  di Persefone all’inferno continua a essere  
strapazzato dagli studiosi che dibattono  
le sensazioni della vergine:    

ha collaborato al suo stupro,  
o è stata drogata, violata contro la sua volontà,   
come spesso oggi le ragazze moderne.    

Come tutti sanno, il ritorno dell’amato  
non corregge  la perdita dell’amato: Persefone    

ritorna a casa   
macchiata di succo rosso come  
un personaggio di Hawthorne -     

Non so se lascerò   
quella parola: è la terra  
«casa» per Persefone? 
Lei è a casa, plausibilmente,  
nel letto del dio? È   
a casa in nessun luogo? È 
nata errante, in altre parole  
un’esistenziale   
replica della propria madre, meno  
bloccata da nozioni di casualità?    

È ammesso che non ti piaccia  
nessuno, sai. I personaggi  
non sono persone.  
Sono aspetti di un dilemma o conflitto.    

Tre parti: proprio come l’anima è divisa,  
ego, superego, es. Analogamente    

i tre livelli del mondo conosciuto,  
una sorta di diagramma che separa   
il paradiso dalla terra dall’inferno.    

Devi chiedercelo:  
dov’è che nevica?    

Il bianco della dimenticanza,   
della profanazione -  
Nevica sulla terra; il vento freddo dice   
 
Persefone sta facendo sesso all’inferno.  
A differenza di tutti noi, lei non sa  
cosa sia l’inverno, solo che  
lei ne è la causa.    

È coricata nel letto di Ade.  
Cosa c’è nella sua mente?  
Ha paura? Qualcosa  
ha cancellato l’idea  
della mente?    

Lei sa che la terra  
è affare di madri, questo almeno  
è certo. Sa anche che  
lei non è più ciò che si dice  
una ragazza. Per quanto riguarda  
la carcerazione, lei crede  
che è stata prigioniera da quando è stata figlia.    

Le terribili riconciliazioni in serbo per lei  
occuperanno il resto della sua vita.  
Quando la passione per l’espiazione  
è cronica, feroce, non scegli  
il modo in cui vivi. Non vivi;   
non ti è permesso di morire.    

Vaghi tra la terra e la morte  
che sembrano, infine,   
stranamente simili. Gli studiosi ci dicono    

che non ha senso sapere quello che vuoi  
quando le forze che si combattono per possederti  
potrebbero ucciderti.    

Bianco della dimenticanza,  
bianco della sicurezza -     

Dicono  
che c’è una spaccatura nell’anima umana  
che non fu costruita per appartenere  
interamente alla vita. La terra   

 ci chiede di negare questa spaccatura, una minaccia  
mascherata da suggerimento -     

come abbiamo visto  
nella storia di Persefone  
che andrebbe letta    

come una contesa tra la madre e l’amante -   
la figlia è solo carne.    

Quando la morte la confronta, non ha mai visto  
il prato senza le margherite. 
 All’improvviso lei non sta più  
cantando le sue canzoni verginali  
intorno alla bellezza  
e fecondità di sua madre. Dove  
è la spaccatura, è la rottura.    

Canto della terra,   
canto della visione mitica della vita eterna -     

La mia anima  
frantumata dalla tensione  
di cercare di appartenere alla terra -   

Cosa farai,  
quando sarà la tua volta nel campo col dio?   


Persephone the Wanderer  

In the first versione, Persephone 
 is taken from her mother  
and the goddess of the earth   
punishes the earth - this is  
consistent with what we know of human behavior,  

the human beings take profound satisfaction  
in doing harm, particularly   
unconscious harm:  

we may call this  
negative creation.  

Persephone’s initial  
sojourn in hell continues to be  
pawed over by scholars who dispute  
the sensations of the virgin:  

did she cooperate in her rape,  
or was she drugged, violated against her will,  
has happens so often now to modern girls. 

 As is well know, the return of the beloved  
does not correct 
 the loss of the beloved: Persephone  

returns home  
stained with red juice like   
a caracter in Hawthorne -   

I am not certain I will  
keep this word: is earth  
‘home’ to Persephone? Is she at home, conceivably,  
in the bed of the god? Is she  
at home nowhere? Is she  
a born wanderer, in other words  
an existential  
replica of her own mother, less  
hamstrung by ideas of causality?  

You are allowed to like  
no one, you know. The characters   
are not people.  
They are aspects of a dilemma or conflict.  

Three parts: just as the soul is divided,  
ego , superego, id. Likewise  

the three levels of the known world,  
a kind of diagram that separates  
haven from earth from hell.  

You must ask yourself:  
where is it snowing?  

White of forgetfulness,  
of desecration -   
It is snowing on earth; the cold wind says  

Persephone is having sex in hell.  
Unlike the rest of us, she doesn’t know  
what winter is, only that  
she is what causes it.  

She is lying in the bed of Hades.  
What is her mind?  
Is she afraid? Has something  
blotted out the idea  
of mind?  

She does know the earth  
is runa by mother, this much  
is certain. She also knows  
she is not what is called  
a girl any longer. Regarding  
incarceration, she believes  
she has been a prisoner since she has been a daughter.  

The terrible reunions in store for her  
will take up the rest of her life.  
When the passion for expiation  
is chronic, fierce, you do not choose  
the way you live. You do not live;  
you are not allowed to die.  

You drift between earth and death  
which seem, finally,  
strangely alike. Scholars tell us  

that there is no point in knowing what you want  
when the forces contending over you  
could kill you.  

White of forgetfulness,  
white of safety -   

They say  
there is a rat in the human soul  
which was not constructed to belong  
entirely to life. Earth  

asks us to deny this rift, a threat  
disguised as suggestion -   

as we have seen  
in the tale of Persephone  
which should be read  

as an argument between the mother and the lover -   
the daughter is just meat.  

When death confronts her, she has has never seen  
the meadow without the daisies.  
Suddenly she is no longer  
singing her maidenly songs   
about her mother’s   
beauty and fecundity. Where  
the rift is, the break is.  

Song of the earth,  
song of the mythic vision of eternal life -  

My soul  
shattered with the strain  
of trying to belong to earth -   

What will you do,  
when it is your turn in the field with the god? 

Dal mito Louise passa alla memoria: “La mia memoria è come una cantina di vecchie carte” che restituiscono frammenti di vita ordinaria. La sorella la madre, l’infanzia, i sogni, la notte, le stelle, il lamento dell’anima e l’uomo accanto al quale si sveglia una mattina (“Cosa farai, / quando sarà la tua volta nel campo col dio?”).

Il compito era innamorarsi, / i dettagli dipendevano da te“. Sono inganni e menzogne quelli che la vita riserva nella libertà apparente di muoversi tra i sentimenti. Louise Glück mostra le contraddizioni dei legami e l’amore è questione complicata. Mai risolta.

“Quando ti innamori, disse mia sorella,
è come essere colpiti dal fulmine 
[...] 
... quello che vedevamo negli adulti

erano gli effetti non di un fulmine 
ma della sedia elettrica” 

Han you fall in love, my sister said,
it’s like being struck by lightning.
[...]
... what we were looking ai in the adults

were the effects not of lightning
but of the electric chair.

Può bastare la bellezza della natura come balsamo sulle ferite? Louise Gluck scrive versi di una bellezza terribile. Niente pare consolare quando alza il velo delle illusioni.

Tutta la vita, aspetti il tempo propizio.
Poi il tempo propizio
si rivela come un’azione compiuta.

All your life, you wait for the propitious time.
Then the propitious time
reveals itself as action taken.

(da Paesaggio)

Persefone è la figura che incarna un dilemma, una scelta impossibile da fare perché si rivela sempre perdente. È la figlia che vive una condizione non superabile che si dibatte tra la rinuncia alla vita e la terra che incatena al mondo (l’amante e la madre sono le forze che l’attraggono verso direzioni opposte).

Demetra trasporta Kore (Persefone) sulla spalla

La poesia che chiude il viaggio agli inferi si intitola ancora Persefone l’errante. Louise Glück, dopo i frammenti di memoria della vita sua, torna al mito, lo rimaneggia e apre una crepa.

Il ratto di Persefone racconta la violenza del sesso, la potenza dell’uomo che si prende la donna e se la porta via. E la disperazione della madre per la perdita della figlia. È la madre a reagire alla violenza del rapimento e a vendicarsi contro gli uomini. È l’amore materno a superare ogni ostacolo per riportare la figlia a sé, almeno per metà tempo dell’anno.

Ma ci sono altri sguardi nei versi che leggiamo. È sì l’amore sessuale a trasformare la bambina in donna ma non è solo la spaccatura del sesso a determinare la violenza sul corpo. La figlia è già prigioniera ancor prima di venire rapita dall’amante. Appartiene alla madre: “è stata prigioniera da quando è stata figlia” e, anche se torna alla madre, si sentirà divisa tra essere in un modo o nell’altro, essere con o senza qualcun altro. È destinata a divenire errante. Quale chiamare casa? Quella dell’amante o quella della madre? La figlia ha conosciuto “solo due adulti: la morte e sua madre”. E la madre è all’origine di tutto. Del nascere e del soffrire, dell’andare o del restare. Della possibilità di costruire un sé o vivere del sé di altri. Perché la potente madre è sempre esistita e senza di lei non esiste figlia.

Cosa progetta, mentre cerca sua figlia?
Sta manifestando
un avvertimento il cui messaggio implicito è:
cosa stai facendo fuori dal mio corpo?

Ti chiedi:
perché è sicuro il corpo della madre?

La risposta è
questa è la domanda sbagliata, poichè

il corpo della figlia
non esiste, se non
come un ramo del corpo della madre
che deve essere
ricongiunto a ogni costo.

What is the planning, seeking her daughter?
She is issuing
a warning whose implicit message is:
what are you doing outside my body?

You ask yourself:
why is the mother’s body safe?

The answer is
this is the wrong question, since

the daughter’s body
doesn’t exist, except
as a branch of the mother’s body
that needs to be
reattached at any cost. 

Non conosco poesia meno autoindulgente (uno dei maggiori difetti, a mio avviso, della letteratura contemporanea) di quella di Glück, dove sono messi al microscopio (e anche al divano psicoanalitico) diversi momenti significativi di una vita che non è mai all’altezza dei sogni, e dove chi ci parla non sembra a suo agio dentro il suo corpo. Nemmeno la sua mente sembra aiutarla più di tanto. Allora solo resta raccontare il dolore, la ferita sempre aperta, il disagio strutturale, intimo, irrisolvibile”. (J. V. Quirante Rives)

2 Comments

  1. Ciao, Gina. Hai fatto un lavoro eccezionale anche per tutti noi, Non avrei avuto il tempo di approfondire questa poetessa ( il tempo è così scarso) e invece tu sei andata a fondo, hai guardato ancora il suo e il tuo dolore. E’ un’ autrice forte, intensa, che scarnifica il dolore. Come te, d’ altronde, che non ti chiudi in te stessa, ma fai della sofferenza uno strumento di conoscenza. Ti ringrazio sinceramente perchè in questo ultimo tempo hai sempre condiviso le tue esperienze culturali, non ti sei abbandonata a rimuginare le tue lacerazioni e sei stata, almeno per me, una fonte di ricchezza culturale. Ti abbraccio forte in un momento difficile per tutti noi e per te ancora di più.

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    1. Ciao Renza, mi hai scritto parole intense e molto belle. Vorrei trovare anch’io il modo per ringraziarti soprattutto perché hai dato espressione a qualcosa che sento profondamente e cha hai saputo comprendere. Ti abbraccio forte

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