Bassa risoluzione

Per molto tempo abbiamo immaginato la tecnologia in una relazione lineare con la qualità della nostra vita. All’aumentare dell’una cresceva l’altra. È evidente che non è così…

Quella che Daniel Defoe, in Robinson Crusoe (1719), ha chiamato “the upper station of low life”, la stazione superiore della vita bassa, localizzandola in uno stato di mezzo della società né troppo in altro né troppo in basso, è una condizione che viene tradotta da Massimo Mantellini come Bassa risoluzione. Corrisponde alla situazione in cui oggi ci mette la tecnologia: solleva da piccole incombenze e difficoltà di ordine meccanico ma allontana anche dalla complicazione di utilizzi più alti. Uno stile di vita che toglie valore a qualcosa per ritrovarlo altrove e in qualcos’altro, un sistema ne’ buono ne’ cattivo ma condizionato dalle evoluzioni della tecnologia.

Il libro di Mantellini, a metà via tra il saggio e il racconto di vita, si legge con facilità e offre numerosi esempi di cosa voglia dire vivere a bassa risoluzione. Scandaglia nei gesti e nelle pratiche usuali, quelli che l’abitudine fa compiere come un automatismo in diversi ambiti della quotidianità, per mostrare come la ricerca di una postazione confortevole a metà guado riduca sempre più le aspettative e come la facilità di ottenere velocemente ciò che si desidera porti ad accontentarsi della qualità minore in ogni cosa. Descrittivo più che approfondito offre una serie di esempi su cui riflettere.

Massimo Mantellini
BASSA RISOLUZIONE
Edizioni Einaudi, pp. 130, € 12,00


✔️ Nel mondo delle immagini a farla da padrone sono i selfie, che Mantellini chiama ‘frammenti di un discorso’: foto autoprodotte, veloci e istantanee, senza pretesa di curare la bellezza dell’immagine ma di mostrare il lato di noi che vogliamo che gli altri vedano. Si ripetono e si susseguono come un racconto che ha tutte le caratteristiche di un esercizio narcisista, versioni a bassa risoluzione dei ritratti che un tempo richiedevano l’uso di strumenti più sofisticati e le prestazioni di un professionista. Una versione ‘degradata’, come le cucine Ikea e come molte altre cose della vita di oggi, pronte all’uso e fatte con materiali poco pregiati. Sono state le Polaroid, negli anni Settanta, a portare per prime nelle foto il cambiamento: immagine immediata, che non richiede procedimenti lunghi, il cui formato quadrato è qualità fotografica piuttosto scarsa.

La bassa qualità delle immagini è anche quella che troviamo in rete: immagini a bassa risoluzione, modificate, elaborate, adulterate con filtri a testimoniare che la tecnologia interviene a compromettere e alterare qualsiasi cosa.


✔️ Bassa risoluzione è scaricare film e musica: prodotti ottenuti in modo veloce e pronti per essere consumati a scapito della qualità dell’ascolto e della visione. Un’opera in streaming, con una risoluzione e qualità inferiore, misura la distanza dal lavoro che è stato eseguito da professionisti in modo attento e preciso. Ma siamo noi che scegliamo e il mercato ci accontenta. “Uno degli assiomi della bassa risoluzione è la sua stretta aderenza all’epoca dell’immediato: per moltissime persone la visione istantanea, l’hinc et nunc di un film di prima visione di cui tutti parlano, varrà comunque la pena, anche se quel contenuto sarà talmente degradato da risultare quasi illeggibile. E una simile scelta non è senza conseguenze”.

Come nella bassa qualità della riproduzione musicale che i giovani oggi prediligono. Il passaggio dal vinile al cd e alla musica digitale è stato fonte di discussioni per gli appassionati. Poi è arrivato l’mp3. Infine con lo streaming, molto rapidamente, la maggior parte dei giovani e delle persone tutte si è abituata ad ascoltare la musica da qualsiasi supporto lo consenta con facilità e con la possibilità di ampia scelta anche a scapito della qualità del suono. C’è ancora chi si interessa agli impianti ad altissima fedeltà, ma è una stretta minoranza.


✔️ Informazione. La mission di Google è la stessa dal 1998: “organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e utili”. Una mission da guardiani della libertà e della cultura? Le scelte non commerciali hanno funzionato fino a un certo punto. Ben presto le aspirazioni documentali e archivistiche hanno lasciato il posto al tempo reale, la profondità alla superficie. Anche qui siamo noi che lo abbiamo voluto, cercando le notizie di quanto accade nell’immediato. Google si è accorto di questo interesse maggiore e ha organizzato le informazioni in base ai link digitati, cioè seguendo le priorità delle persone. Il tempo reale e gli eventi recenti interessano molto di più di quello che è successo nel passato, della storia remota. Oggi che la cultura è accessibile a molti, i molti invece scelgono il tempo reale, l’effimero.

C’è una bassa risoluzione anche nelle notizie: la seriosità dei quotidiani novecenteschi è stata superata dal formato digitale e dalla free pass nata negli ultimi vent’anni e oggi prevale un ‘pulviscolo informativo indistinto’ che rende, forse, più informati di prima ma in modo casuale e spesso adulterato. Un esempio è il ‘boxino morboso’ che si trova nella colonna destra dei siti italiani di notizie: immagini di nudo, di sesso o di cuccioli, invasive come la ‘gramigna, in un’accelerazione culturale verso il peggio, prevalenti sull’informazione giornalistica.

Complice di questo è l’analfabetismo diffuso e la riduzione delle aspettative in merito all’informazione. Eco, qualche anno fa, ha definito ‘gli imbecilli’ quella schiera di persone che è sempre esistita ma che ha acquistato visibilità con l’avvento dei social “non solo hanno impugnato il microfono sui social network, causando fenomeni imitativi ancora tutti da indagare, ma sono riusciti in qualche modo a influenzare  anche il destino dei più convinti fra i vecchi lettori […] le notizie hanno continuato a circolare, anzi hanno iniziato a farlo come mai in passato, ma ciò è avvenuto secondo modalità inedite: spesso senza citazione della fonte, sovente in maniera frammentata e incompleta. A volte, inevitabilmente, con modalità intenzionalmente artefatte”.


✔️ Nella comunicazione gli sms sono l’esempio più lampante di bassa risoluzione, per la povertà di contenuti e la brevità. Gli sms semplificano il messaggio e rendono la conversazione rarefatta pur senza interromperla. “Ciò che gli sms guadagnano in termini di respiro, di ragionamento e di opzioni interattive lo perdono in termini di chiarezza di messaggio”. La semplificazione dell’informazione con l’assenza della mimica facciale, dei toni di voce, dei silenzi rende la comunicazione spesso ambigua. E l’ambiguità aumenta con l’aggiunta di emoticon, spesso associati a un messaggio offensivo: offendere qualcuno e poi aggiungere un emoticon è un sistema diffuso che rende il messaggio equivoco.


✔️ La Tv per frammenti: riassunto in bassa risoluzione dei fatti rilevanti della nostra vita. Le opportunità che la tecnologia offre nell’utilizzo della TV sono molte, soprattutto la possibilità di accedere a milioni di frammenti e pillole audiovideo caricati su Youtube. Due elementi ne sono alla base: l’infrastruttura digitale disponibile per tutti e i telespettatori a fare da filtro e a selezionare cosa caricare nelle piattaforme digitali. Anche questi frammenti di Tv sono a bassa risoluzione, sia per la modesta qualità (i passaggi tecnologici riducono la qualità rispetto alla risoluzione originaria, le immagini a volte sono fuori fuoco, il suono pessimo, il copyright violato) sia perché il racconto a frammenti ha la pretesa di rappresentare l’intero con un estratto ma resta solo un riassunto, con l’illusione di sostituire un intero documento o un film.


✔️ Anche l’arte non è esente dalla bassa risoluzione. un esempio sono le opere di Bansky, per l’anonimato del suo autore e per l’impermanenza delle opere. Come succede per le foto e i video di Snapchat, che si cancellano automaticamente al termine della visualizzazione.


✔️ Letteratura. Cos’hanno a che fare insieme uno scrittore come Goffredo Parise e il co-fondatore di Twitter, Evan Williams? Parise ha detto che il rimedio è la povertà e con i Sillabari ha inventato uno stile letterario di brevi racconti e poesia in prosa che è praticamente una contrazione della letteratura. Evan Williams ha pronunciato la frase diventata famosa: Less is more, Meno è meglio. Less is more e il rimedio è la povertà dicono la stessa cosa. Ma non è materia così semplice da attuare, né alla portata di tutti perché chi scrive sa che è più difficile togliere che aggiungere. La semplicità richiede talento. Oggi la sintesi e il testo breve sono diventati un’esigenza e un’adeguamento a questa società ma, spesso, il risultato è lo slogan, con il rischio di racchiudere in poche parole tutta l’ambiguità. E una certa letteratura si è trasformata in bassa risoluzione per essere venduta e apprezzata.


✔️ I voli low cost. I bassi costi dei voli hanno rotto una barriera culturale permettendo di ridurre le distanze e aumentare la conoscenza delle persone. Ma se hanno aggiunto questa possibilità ne hanno tolta un’altra che non ha solo a che fare con gli spazi ridotti tra i sedili ma l’uso stesso del viaggio mordi e fuggi. Non è più il viaggio in cui ci si calava nel posto da visitare, ora si prende un aereo la mattina e si torna la sera. Ma, infine, il vantaggio supera la limitazione.


✔️ Il copia-incolla è l’esempio più evidente di bassa risoluzione. Lo utilizziamo in tutti gli ambiti, scuola compresa quando c’è da fare, ad esempio, una ricerca. Il copia-incolla riduce molto il tempo di un’azione, ma toglie il tempo che serve per sedimentare un’informazione. Quindi leva via da un lato e restituisce dall’altro. È diventato un sistema strutturale ed è inevitabile farvi ricorso ma esistono, per quanto riguarda la scuola, strategie che gli insegnanti possono sfruttare per abituare gli studenti a farlo in modo utile per i processi di apprendimento: ‘cerca pure su internet ma poi trascrivi a penna’; ‘filtra le informazioni che trovi in internet su quell’argomento e fanne una sintesi’. Il copia-incolla è una bassa risoluzione ma anche un nuovo modo per leggere il futuro.

Per quanto riguarda la didattica digitale si può invece dire che la bassa risoluzione tecnologica a scuola non è ancora arrivata per il ritardo culturale del nostro paese: usiamo ancora le fotocopie fatte male (e anche questa è bassa risoluzione), scarsamente sostituite dalle Lim, dai tablet e dagli ebook (su questi ultimi è da dire che, per come sono fatti, ci permettono di leggere un romanzo ma non ancora di studiarci come un libro di testo). 


✔️ Il personal computer è nato nei primi anni 80 come oggetto per fare cose (scrivere, fare calcoli, giocare), diventando un elettrodomestico informatico ampiamente diffuso. Una decina di anni dopo tutte queste macchine sono state collegate insieme attraverso una gigantesca rete di cavi, che oggi chiamiamo internet, che attraversa il pianeta e collega milioni di città e case. Quindi si è passati dai computer ai terminali di accesso a internet e oggi ci colleghiamo da qualsiasi punto ci troviamo. Non serve più il computer di casa e neppure la tastiera. È la fine della tastiera ad aver segnato il passaggio alla bassa risoluzione, trasformando l’oggetto che serviva a fare cose in un semplice oggetto di consultazione. Fra scrivere e leggere preferiamo leggere, fra navigare da un computer con schermo grande e connessioni veloci preferiamo il disply del cellulare: la bassa risoluzione, anche in questo caso, è una scelta nostra.

✔️ “Internet è oggi il luogo perfetto della comunicazione istantanea: messaggi a bassa risoluzione che prediligono la sintesi e il breve formato e che difficilmente sono interessati da ulteriori più complesse disanima”. Marc Auge ha definito Internet un luogo intermedio, un luogo di passaggio, temporaneo, un altrove rispetto alla vita reale. Internet, insomma. Un non-luogo tra i più frequentati. Come lo sono i centri commerciali, gli aeroporti, la metropolitana. Un non-luogo che è diventato uno spazio per i nostri figli, come prima erano le strade e le piazze. Posti in cui si poteva giocare, sostare, chiacchierare e ora non sono più compresi nelle città. E così la rete è diventata il luogo in cui ragazze e ragazzi si frequentano al di fuori dello sguardo dei genitori. “L’altrove della nostra vita risiede sempre più spesso in internet”.

L’accesso a Internet. In Italia abbiamo ‘scelto’ la connessione mobile a scapito della rete fissa perché il mercato ci ha raccontato che è migliore, che conviene. Ci hanno detto che è meno costoso e più veloce accedere a internet da cellulare. Una bugia culturale e commerciale vera e propria che nasconde le nostre arretratezze nell’infrastruttura in fibra. “Di tutte le forme di bassa risoluzione tecnologica quella del ‘mobile first’ è tra le più deprimenti e pericolose […] ai cittadini italiani servirebbero oggi molti più accessi veloci in rete fissa e solo in via accessoria i prestigiosi accesi su rete mobile di cui andiamo così fieri.


✔️ La politica. “La comunicazione politica è bassa risoluzione per definizione. Lo è da sempre, per necessità, visto che il suo compito è sintetizzare nella maniera più chiara possibile decisioni complesse e quasi mai univoche. Tuttavia nel contesto digitale la bassa risoluzione della politica ha mostrato in questi anni aspetti inediti e curiosi”.

  • È diventata una forma di intossicazione: l’aumento della dose dei messaggi e la condivisione continua, per lo stesso meccanismo della farmacodipendenza, ci hanno reso insensibili a nuovi stimoli. La nostra attenzione, sottoposta a continue informazioni e sollecitazioni, si assuefà e tende a perdere interesse, a sminuire, a rimuovere.
  • Le dinamiche di rete hanno reso omogenee le forme di rappresentazione politica: il linguaggio, le strategie, i comportamenti sono diventati simili ed è difficile differenziare il racconto della politica. Che sembra uguale per tutti.
  • La strategia della tensione costruita nei talk show con l’insulto, l’urlo, la ridicolizzazione dell’avversario ha favorito l’emersione nella politica di personalità aggressive e narcisiste.
  • La contrapposizione dei punti di vista sui social media ha reso il confronto politico una svalutazione dell’altro, una canzonatura dei suoi errori, una sottolineatura dei limiti e dei difetti. Il dileggio e il botta e risposta come in una partita da ping pong ha semplificato, banalizzato e reso ambiguo il contenuto del messaggio.

Persuasi del fatto che non esistesse alternativa, che il nuovo contesto digitale richiedesse il pagamento di un simile prezzo (e chi non lo capiva fosse un vecchio retrogrado), i leader più noti e gli uffici di comunicazione dei partiti hanno accettato di banalizzare la propria comunicazione politica dentro uno schema che ha molte analogie con le dinamiche di un incontro di scherma. In guardia-attacco-parata-contrattacco. Tutto nell’arco di pochi secondi

La politica oggi è un sistema a bassa risoluzione, semplificata e superficiale, fatta di slogan e hashtag, misurata dai like, condivisioni e diffusioni.

Alla bassa risoluzione della comunicazione politica di superficie si somma la bassa risoluzione della memoria: tutto viene detto in velocità, senza approfondimenti, continuamente sostituito tanto da non poter riceve l’attenzione necessaria per essere processato, decodificato e archiviato. La memoria viene resa inefficace dalla velocità e dal continuo fluire di notizie.

Attendiamo che la situazione diventi insostenibile per ritrovare un altrove della politica digitale?


Le crepe, come spesso succede, non riguardano, se non marginalmente, la tecnologia o le sue potenzialità ma prevalentemente noi stessi”.

Le tecnologie hanno avuto un ruolo nel rendere dominante la bassa risoluzione ma questa ha trovato un terreno fertile nei fenomeni sociali che l’hanno preceduta. Perché esisteva già la bassa risoluzione nella nostra vita precedente: l’analfabetismo funzionale, la qualità della classe dirigente, la crisi del sistema educativo, l’incapacità di essere comunità. Una superficialità costituzionale che la tecnologia ha resa più manifesta. L’onda lunga della bassa risoluzione tecnologica si incontra e si interseca con la bassa risoluzione delle nostre vite.

7 Comments

  1. Deprimente e tutto vero. Ci si ritrova a pensare a come uscirne, da soli, per sé; a come salvare se stessi, senza disconnetterci dal mondo e dal nostro prossimo, di cui sarà ben necessario condividere e accogliere la sempre maggiore e sempre più disastrata qualità della comunicazione; e non è ovviamente possibile.
    Continuiamo a leggere, e a scrivere. Fuggire non è possibile, immagino.

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    1. Certamente dobbiamo fare i conti con questo stile di vita che non riguarda solo la comunicazione ma un po’ tutto. Quel pulviscolo informativo al quale ci siamo abituati con facilità lo trovo faticoso e psichicamente inquinante perché non ti ci puoi sottrarre, a meno di scegliere una vita da eremita (e anche quella la vedo difficile da attuare o perlomeno necessita di una grande determinazione, consapevolezza e programmazione). Quindi bisogna trovare strategie per non restarne invischiati e senza via di uscita. Mi accorgo sempre di più quanto sia faticoso stare al passo con tutte le informazioni, opportunità, parole e cose varie che la rete offre. Ogni tanto provo il bisogno di disintossicarmi ma poi torno, come il topo al formaggio.

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  2. Ciao, Gina. Penso che sia un testo utile, come lo sono tutti quelli che provano a rappresentare questo nuovo e devastante- secondo me- modo di vivere e di stare nel mondo. Io non avverto il conforto in questa ” dimensione”, anzi ho sempre più l’ impressione di essere prigioniera e che si stringa sempre più il nero cerchio. La bassa risoluzione è imposta, e il pericolo vero sta nell’ adattamento acritico e di forte dipendenza. Si dice spesso che il progresso non si può fermare ma io ho l’ impressione che queste categorie non siano più efficaci nel conoscere un modo nuovo di essere dipendenti da forze economiche che controllano il mondo e le menti. Categorie nuove, come per esempio quelle de” La ginestra”
    ” Dipinte in queste rive/Son dell’umana gente/
    Le magnifiche sorti e progressive/ Qui mira e qui ti specchia,/
    Secol superbo e sciocco”.
    Un abbraccio.

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    1. Ciao Renza, credo che l’utilità di questi testi sia quella di riflettere sul mondo in cui ci troviamo a vivere per non lasciarci passivamente travolgere da cambiamenti che spesso prendiamo con leggerezza. Hai ragione, è un sistema globale e complesso, che non lascia vie d’uscita reali. Forse solo quella del pensiero. O della fantasia. Comunque dello sforzo di capire.
      Leopardi aveva il suo ‘secol superbo e sciocco’, poi ne è arrivato uno violento e terribile. Questo di adesso è manipolatore delle coscienze, direi.
      Un abbraccio

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  3. Questo è uno degli articoli più belli, lucidi, dettagliati ed esaustivi che tu abbia mai pubblicato. E te lo dice uno che legge e commenta regolarmente il tuo blog da tempo immemore, quindi mi esprimo con cognizione di causa.

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    1. Ciao wwayne e scusa il ritardo nel rispondere ma non avevo visto il tuo commento. Grazie dell’apprezzamento. E pensare che dubitavo di avere semplificato troppo il mio testo e averne fatto una versione a ‘bassa risoluzione’ (per stare in tema). A presto

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