Lisbona

Qui il mare finisce e la terra comincia.

Qui, dove il mare è finito e la terra attende

(L’anno della morte di Riccardo Reis – J. Saramago)

Lisbona è una città che ho imparato ad amare tramite mia figlia Leda. È lei la vera appassionata della letteratura, della storia portoghese e di Lisbona. Leggendo e rivedendo le bozze delle sue tesi (da Saramago alla Colonizzazione e Decolonizzazione) mi sono addentrata nella storia del Portogallo, nella conoscenza dei suoi scrittori e da Lisbona ho allargato lo sguardo all’Angola e alle altre colonie: ho scoperto poeti, uomini e donne, che non conoscevo; ho scandagliato le vicende complicate e quando arriva la ricorrenza del nostro 25 aprile il mio pensiero corre anche alla rivoluzione dei garofani; ho visto film che avrei, altrimenti, ignorato.

La storia di ogni nazione è ricca e quando cominci a seguirne un rivolo ti ritrovi a scivolare verso un fiume più ampio. Nel caso di Lisbona è il Tago, che entra nella città come un mare. In realtà è ancora fiume e Lisbona è bagnata solo dalla sua acqua salata alla foce. Il primo nome le è stato dato dai fenici: Allis Ubbo, che significa porto sicuro perchè la città è stata costruita in una insenatura naturale che la protegge.

Con mia figlia ho conosciuto questa città quando ci ha guidato, anni fa, in un viaggio di famiglia di cui conservo ricordi precisi e foto bellissime. Eravamo noi quattro e lei è stata la nostra  guida rigorosa, che ci ha ‘pungolato’ tutto il tempo a camminare per andare a scoprire ogni angolo, dalle vie più strette alle piazze più ampie; negozi storici di libri antichi; ristorantini locali.

Ci sono tornata quest’anno con un gruppo di persone e con una guida ufficiale. Ci sono tornata perché desideravo rivedere quei luoghi in cui ho trascorso giorni intensi, quando la mia famiglia era completa e mio marito era con noi. Ci sono tornata per ritrovare immagini, per rivivere istanti ma anche per chiudere con una fase della vita che non torna.

Conoscere la città mi ha aiutato a sganciarmi dai percorsi più turistici o, almeno, sapere dove indirizzarmi per rivedere quei luoghi impressi nella memoria e, anche se diverso dal precedente, è stato un bel viaggio. Lisbona è sempre una meraviglia! la stessa ma anche diversa. I quartieri storici uguali negli anni ma quelli centrali rimodernati, con qualche palazzo ristrutturato o in via di ristrutturazione. Le vie dei negozi di lusso non le ricordavo così omologate a quelle delle ricche città europee (ma forse mia figlia non ci aveva condotto dove tutto è uguale a quello che già conosciamo e aveva voluto farci assaporare l’anima antica di questa città). La luce, quella sì, è sempre sorprendente e diversa da ogni altro luogo.

Lo spunto a scriverne me l’ha dato la giovane guida che tra una piazza, una chiesa, un palazzo ci ha raccontato anche la vita di chi, come lei, ci vive a Lisbona. Con fatica.

Marcela ha 27 anni e lavora come guida turistica; è piccolina e robusta, scura di capelli e con un sorriso solare; parla molto bene l’italiano, sia nella parte grammaticale che nella pronuncia delle parole, per cui è facile seguire i suoi discorsi.

Lisbona, quindi.

È la capitale e la città più grande del Portogallo anche se i suoi 500mila abitanti sono pochi se li paragoniamo alle altre capitali europee. Il fatto è che Lisbona non è una città facile da abitare perché gli stipendi non vanno insieme al costo della vita. Lo stipendio minimo è di 700 euro a uno stipendio medio di 900 euro, con una tassazione dal 20 al 40%, mentre il costo al metro quadro delle abitazioni è di 6/7mila euro. La gente preferisce, quindi, andare a vivere in periferia e spostarsi in città per il lavoro: a Lisbona vengono a lavorare giornalmente 2 milioni di persone. La cosa è resa possibile dai mezzi di trasporto che sono vari e funzionano bene: c’è la metro, i bus e, per chi vive dall’altra parte del Tago, il battello.

La questione della casa è di primaria importanza a Lisbona. Molte sono state le case occupate, sia quelle popolari che nei quartieri storici e nei palazzi del centro degradati. I problemi riguardano tutte le generazioni, soprattutto quelle anziane che, nel periodo della dittatura, hanno lavorato ‘sotto il tavolo’, cioè illegalmente, (da noi si dice ‘in nero’) e ora hanno pensioni basse di 500 euro.

Le cose, comunque, migliorano a poco a poco, dice Marcela, se consideriamo che 10 anni fa gli stipendi erano di 3/400 euro.

Anche le ristrutturazioni in centro città procedono. Le facciate restano le stesse perché c’è una legge che salvaguarda le facciate degli edifici storici. Ho notato subito un palazzo in Praça dos Restauradores, che mi era rimasto impresso nell’altro viaggio per il degrado che mostrava, ripulito e rinnovato. La guida mi ha detto che lo hanno ristrutturato di recente, da nemmeno un anno.  Questi palazzi, quando erano ancora da rimodernare, erano occupati da abitanti abusivi e ora ci costruiscono appartamenti per il turismo (come sta succedendo in molte città storiche italiane ed europee, Venezia in primis).

Marcela ci ha ricordato anche alcune date importanti nella storia del Portogallo:

1640 l’anno dell’indipendenza portoghese dalla Spagna: “Non dire mai” ha aggiunto “che il Portogallo ha fatto parte della Spagna! Noi diciamo che siamo stati governati dalla Spagna per 60 anni!”;

25 aprile 1974, il Giorno della Libertà e della Rivoluzione dei Garofani, dopo 48 anni di dittatura di Salazar (consiglio il film Capitani d’aprileCapitães de Abril – diretto nel 2000 da Maria de Medeiros).

Nella piazza più grande di Lisbona, Piazza Marchese de Pombal, si erge su un piedistallo alto 40 metri la statua omonima e Marcela ci ha parlato di questo marchese come di uno dei maggiori uomini politici del Portogallo.  Consigliere del re Giuseppe I, che non sapeva governare, nel periodo di monarchia assoluta del XVIII secolo ha introdotto importanti riforme:  limitato le prerogative dei nobili; ordinato l’espulsione dei gesuiti nel 1759 rendendo l’educazione laica e non religiosa; instaurato un regime protezionista e creato la produzione del vino di Porto. Inoltre ha saputo riorganizzare il paese e ricostruire Lisbona dopo il terremoto del 1755.

La data del 1755 richiama il tremendo terremoto di cui resta memoria nella città. La mattina del 1 Novembre, durante la Messa della festività di Ognissanti, la terra ha tremato violentemente e il soffitto della chiesa è crollato sui fedeli radunati per il rito. Alla violenza del terremoto, con epicentro nell’Atlantico, è seguito uno tsunami e poi un incendio. Circa un terzo dei 250.000 abitanti di Lisbona è morto in questo disastro. Marcela dice che il pensiero è ancora: “Dio era arrabbiato con noi” e la chiesa del Convento do Carmo, grande edificio gotico di cui sono rimaste solo le pareti, è come uno scheletro a ricordo di quanto successo.

La gatta Carlota

L’Alfama è sopravissuta in parte al terremoto e al maremoto, grazie anche alla posizione elevata.  In epoca antica i suoi vicoli, le vie tortuose e strette, erano una forma di difesa dagli arabi. Il nome viene dall’arabo Al-hamma, che significa “fontane” o “bagni” e fino al 1600 è stata l’unica fonte d’acqua di Lisbona. Poi la popolazione si è spostata verso il quartiere di Baixa e l’Alfama è rimasta ferma nel tempo a conservare il suo fascino antico. Qui appare tutto magico e nei giorni in cui ci sono stata, verso fine maggio, si stavano preparando addobbi nei vicoli e cucine improvvisate davanti alle porte delle case per le feste di inizio estate.

Per scoprire l’Alfama si prende il tram 28 che si ‘arrampica’ lungo il quartiere e dai finestrini si vedono scorrere case e vicoli.

Il mio primo viaggio nel 28 è stato un tuffo in un mondo parallelo! un’esperienza che ricordo ancora con una sensazione di irrealtà durante il viaggio con mio marito e le mie figlie. Eravamo stanchi alla fine di una giornata di camminate e, da Piazza del commercio, volevamo prendere un tram per tornare in pensione a riposarci. È arrivato il 28, già pieno di gente. Io, però, non trovavo più il biglietto e quindi abbiamo dovuto restare giù. Inutile dire che mi sono dovuta sorbire un bel po’ di lamentele! Alla fine il biglietto l’ho trovato e siamo rimasti ad aspettare il tram successivo. È comparso dalla curva in fondo alla strada, neppure cinque minuti dopo e praticamente vuoto, un altro 28! Siamo saliti e ci siamo seduti sui sedili di legno godendoci il percorso in tutta tranquillità. La luce del tramonto aveva le tonalità del giallo e del rosso a colorare la strada, i muri delle case, la e la luminosità incerta del crepuscolo dava la sensazione di essere fuori dal tempo o di essere trasportati in un tempo magico, parallelo al presente.

Il famoso 28 comincia vicino a Piazza Rossio e attraversa tutto il centro storico, ma non fa un giro circolare, e Marcela consiglia l’alternativa del 12, che è invece circolare, oppure il bus turistico. Ma sono sicura che sul bus turistico non ci sia niente di magico! Comunque il fascino di quella esperienza non si è più ripetuto nonostante sul 28 ci sia salita ancora. Ci sono momenti unici e l’importante è averli vissuti.

L’Alfama è anche il luogo del fado che ne riflette l’anima nostalgica. Fado, racconta Marcela, viene dal latino e significa destino. Il fado canta la tristezza di quando ti manca qualcuno o qualcosa. Forse nasce dal tempo in cui i navigatori andavano via e non tornavano più. Come nel viaggio delle tre caravelle: delle 300 persone partite ne sono tornate solo 20.

La tematica è quella della Saudade, che non ha traduzione. Possiamo chiamarla nostalgia, malinconia: “quando diciamo che qualcuno ti manca diciamo ‘ho saudade di te’. Comunque” continua Marcela tra il serio e lo scherzoso “non chiedere mai a un portoghese come va, perché ti racconta tutto quello che rende tristi!”.

In epoca medievale la piazza d’entrata della città era Piazza Rossio: qui si lasciavano i cavalli prima di entrare. Il nome Rossio deriva da cavallo ed è rimasto in uso anche se ufficialmente la piazza si chiama Praça de D. Pedro I,  primo imperatore del Brasile, al quale è dedicata la statua al centro.

Praça do Comércio è un altro luogo sorprendente. Si affaccia proprio sul Tago, che io insisto a considerare un mare (un po’ come succede a Venezia nella piazzetta San Marco che si apre sulla laguna ma noi pensiamo all’Adriatico). In origine Praça do Comércio era un cantiere navale e un luogo dove si commerciava. Lì è nato il palazzo reale che aveva al pianterreno il magazzino per le merci.  Recuperata dopo il terremoto vi sono stati concentrati i musei ed è diventata un bel salotto della città.

Concludo con Fernando Pessoa (da Poesie di Álvaro de Campos):

Trago dentro do meu coração, 
Como num cofre que se não pode fechar de cheio, 
Todos os lugares onde estive, 
Todos os portos a que cheguei, 
Todas as paisagens que vi através de janelas ou vigias, 
Ou de tombadilhos, sonhando, 
E tudo isso, que é tanto, é pouco para o que eu quero.
Porto dentro il mio cuore,
come in uno scrigno troppo pieno per chiudersi,
tutti i luoghi dove sono stato,
tutti i porti a cui sono arrivato,
tutti i paesaggi che ho visto da finestre o da oblò,
o da casseri, sognando,
e tutto questo, che è molto, è poco per quello che voglio.

3 Comments

  1. Che bello ritrovarti qui e leggere del tuo bellissimo viaggio! Non è facile tornare in luoghi a cui ci legano ricordi, soprattutto se condivisi con persone importanti. Ma credo che tu abbia fatto bene a tornare a Lisbona, perché la città è stupenda e perché è bello fare pace con i ricordi. E poi gli affetti importanti sono sempre con noi, anche quando sono lontani o non ci sono più.

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    1. Ciao Pina, mi ha fatto tanto piacere leggere il tuo saluto e la calorosa accoglienza. Sono tornata nel blog spinta dal desiderio di raccontare Lisbona e i ricordi. È una città speciale per me, come per molte altre persone credo. E sì, è come dici: i legami e gli affetti restano con noi. Anche se hanno una diversa tonalità di colore e di suono sono costruiti con materiale indistruttibile.

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