Piero: pittore e matematico

Indagine su un mito è il titolo migliore per presentare la mostra di Forlì su Piero della Francesca e sull’influenza che la sua opera ha in campo artistico: dal Quattrocento al Novecento è protagonista nell’arte, prima direttamente poi come modello di riferimento. Il Quattrocento è il secolo in cui è vissuto e ha lavorato; l’Ottocento e il Novecento sono i secoli della rivalutazione della sua opera. La perfezione della prospettiva, la riscoperta dell’antichità e una nuova visione del corpo sono gli elementi dell’arte di Piero che conservano il loro indiscusso valore.

Una scultura, una pittura e una frase sono la premessa alla mostra e la sintesi del percorso, nelle diverse epoche, dell’opera di Piero della Francesca:

∗ la scultura mostra i collegamenti del pittore con gli artisti del suo tempo; il Ritratto di Battista Sforza, da lui dipinto nel 1474, si ritrova in questo busto di Laurana

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Francesco Laurana,  Busto di Battista Sforza, 1472-1475

∗ il dipinto di Carlo Carrà  mette invece in evidenza l’influenza di Piero della Francesca sulla pittura del novecento e il riferimento è sempre al Ritratto di Battista Sforza

 

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Carlo Carrà, L’amante dell’ingegnere, 1921

∗  “Qui è la storia segreta del temporaneo ritorno di Piero della Francesca non tanto dei critici, ma degli stessi artisti” ha scritto Roberto Longhi nel 1927 e, con la pubblicazione di una monografia sul pittore, lo ha reso noto agli artisti del suo tempo.

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Inizia, da qui, il lungo percorso della mostra di Forlì, dove si possono vedere opere di numerosi artisti che testimoniano la profonda influenza di Piero della Francesca sulla pittura classica e contemporanea. Le opere di Piero presenti sono solo quattro, ma il senso dell’esposizione è quello di ricostruire il valore che gli viene tributato nella storia dell’arte.

Piero dei Franceschi, più noto come della Francesca è nato a San Sepolcro verso il 1420. A Firenze ha appreso l’arte della pittura che, unitamente alla matematica, lo ha fatto diventare uno dei maggiori protagonisti della rivoluzione prospettica del XV secolo. Sono gli anni in cui Leon Battista Alberti ha scritto “De Pictura” (1436). Anche Piero della Francesca, in tarda età, dedicherà alla perfezione della prospettiva un trattato “De prospettiva pingendo”. Questi codici sono esposti alla mostra di Forlì.
Piero della Francesca è un pittore che ha avuto notorietà e fortuna in vita, come testimonia Luca Pacioli, suo conterraneo e famoso matematico, che nel 1509 in “De Divina proporzione” lo ha definito “monarcha a li dì nostri de la pictura”.
Giorgio Vasari lo ha nominato per lo studio della prospettiva e della geometria.

Le opere esposte di Piero della Francesca sono:

Madonna con il bambino, opera giovanile del 1435-39;

Madonna della Misericordia, 1445-62, ammirata per la visione geometrica e intellettualizzata dello spazio

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Piero della Francesca, Madonna della Misericordia, 1445-1462

Santa Apollonia, 1454-69;

San Girolamo e un devoto, capolavoro del 1458-60

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Piero della Francesca, San Gerolamo e un devoto, 1458-1460

 

Oltre a Piero della Francesca sono esposte opere di altri artisti del Quattrocento, come Paolo Uccello, interprete della prospettiva con il colore; Filippo Lippi; Domenico Veneziano; Beato Angelico; solo per citarne alcuni.

Piero della Francesca ha italianizzato lo stile, ha scritto Roberto Longhi, e in mostra si possono confrontare opere di Andrea del Castagno, del Perugino, del Pinturicchio e due splendidi quadri di Giovanni Bellini.

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Giovanni Bellini, Pietà, 1472/1474

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Poi, dal 500 al 700, si è persa l’attenzione all’opera di Piero della Francesca. È stato recuperato a fine 700 in testi di storia della pittura.

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Nell’ottocento è avvenuta la riscoperta di questo artista.

Ernst Hébert, pittore francese, a fine 800 ha copiato gli affreschi di Piero in quanto il disegno è, da sempre, il metodo per apprendere i segreti dei grandi.
Sono infatti in esposizione numerosi disegni e pitture di artisti che hanno ricopiato l’opera di Piero; soprattutto sembra avere affascinato il ritratto del duca di Montefeltro (con il suo naso tagliato per permettergli, in quanto monocolo, di sbirciare di lato).
A decretare Piero della Francesca come maestro eccelso della pittura è stato Austen Henry Layard, archeologo famoso per gli scavi di Ninive e direttore della National Gallery di Londra dal 1855.
Layard ha eseguito dei disegni a ricalco direttamente sugli originali degli affreschi de “La leggenda della vera croce” ad Arezzo (cosa oggi improponibile!). Si possono vedere esposti alcuni dei suoi disegni di teste e corpi. Leynard ha valorizzato, in Piero, lo studio dell’antico, la capacità di raffigurare le emozioni umane e la sorprendente prospettiva.

Artisti che nell’800 hanno conosciuto l’opera di Piero della Francesca e ne hanno assorbito i principi sono numerosi:

tra i Macchiaioli, Gaetano Bianchi ha recuperato gli affreschi aretini tra il 1858 e il 1861; Telemaco Signorini, Silvestro Lega

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Silvestro Lega, Educazione al lavoro, 1863

tra gli stranieri ci sono Puvis de Chavannes , Seurat ed Edgar Degas, presenti in mostra anche con un’unica opera. È stato Roberto Longhi ad attribuire influenza di Piero su Seurat.

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Nel Novecento sono continuati, da parte di artisti e studiosi, l’attenzione e l’approfondimento dell’opera del pittore; un esempio è il gruppo di Bloomsbury, a Londra, con Duncan Grant che nel 1904 ha dipinto (anche lui) il duca di Urbino.

La monografia su Piero della Francesca che Roberto Longhi ha pubblicato nel 1927 ne ha diffuso la fama e lo ha fatto scoprire a Giorgio Morandi e ad altri artisti che hanno interpretato e riprodotto i suoi affreschi.
Tra i tanti si può vedere a Forlì una grande riproduzione dell’affresco di Ercole, dipinto da un anonimo se non ricordo male.
Negli anni 30 del novecento si è acceso un dibattito contro la pittura a cavalletto, definita borghese, a favore della pittura murale e sono stati ripresi, come riferimento sociale e civile, pittori come Masaccio e Piero della Francesca.

Un grande murale di Massimo Campigli “La spiaggia (la fotografia)”, un dipinto di 14 metri che occupa una lunga parete, ha il nitore delle opere di Piero.

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particolare de La spiaggia (fotografia), Massimo Campigli 1937

Il novecento futurista di De Chirico, Carrà, Morandi, Casorati riprende la lettura sintetica di Piero, che ne ha anticipato il linguaggio sempre secondo Longhi. L’opera di Casorati Silvana Cenni è una trasposizione laica della Madonna della Misericordia.

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L’accostamento tra le due opere permette di vedere i richiami di Casorati a Piero.

Silvana Cenni è un’opera grande, monumentale e l’atmosfera di immobilità, la posa del corpo, gli occhi rivolti al basso, rimandano al quadro di Piero della Francesca.

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Felice Casorati, Silvana Cenni, 1922

Anche in un altro quadro di Casorati “Le uova sul cassettone” del 1920 ci sono riferimenti alla Pala di Brera di Piero della Francesca.

Si prosegue con quadri di Ardengo Soffici e Giorgio Morandi, dove i paesaggi e la natura morta sono i temi preferiti con colori sobri e i tratti della semplicità di Piero.

Tanti altri artisti della metà del novecento ripropongono situazioni bloccate in silenzi o figure riprese dalle opere di Piero della Francesca. Molti non li conosco e in qualcuno il richiamo a Piero è abbastanza evidente, perché magari riprende la posizione di un corpo con una certa fedeltà; in tanti quadri però non è facile rintracciare l’influenza di Piero o meglio ti vien da pensare, con un po’ di ironia, che sia ovunque!

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A conclusione del lungo e particolareggiato percorso di ricostruzione dell’influenza di Piero nella pittura si trovano due artisti contemporanei: Balthus e Hopper.

Balthus ha mostrato una predilezione per Piero eseguendo copie dei suoi disegni e ha spiegato l’attrazione dei pittori del 400, dei cinesi e dei giapponesi come di ‘pittura sacra che coglie il segreto dell’anima’. Il suo riferimento a Piero della Francesca è quindi esplicito e rintracciabile.
Di Hopper sono presenti due quadri di paesaggi urbani, vuoti di presenze umane, ma l’influenza di Piero non è altrettanto chiara.

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Balthus, Les Joueurs de cartes, 1966/1973

 

Il lavoro dei curatori della mostra, di recupero e analisi dell’influenza di Piero della Francesca nella pittura è poderoso; le opere esposte sono tante; il tempo che si attraversa passando di sala in sala è lungo secoli; e tutto ciò necessita di profonda attenzione a cogliere i particolari che, spesso, non sono così immediati e in certi momenti lasciano anche qualche incertezza. È un percorso che impegna per la concentrazione necessaria ma, vedere accostate così tante opere e tanti periodi diversi della pittura, è un impegno che vale la pena. Soprattutto fa desiderare di andare a rivedere o scoprire Piero della Francesca, maestro della prospettiva, del disegno e della pittura italiana.

I dipinti che ho qui inserito non vogliono essere rappresentativi dei più importanti in mostra ma, semplicemente, rispecchiano il mio gusto personale.

 

Piero della Francesca
Indagine di un mito
Forlì, Musei San Domenico
13 febbraio-26giugno 2016

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