L’eterna bellezza. Novecento e Realismo Magico

“A che cosa risponde la bellezza, se non a un senso del divino che è in noi?”
Margherita Sarfatti, 1930

C’è una stagione dell’arte italiana poco conosciuta. Ci sono opere la cui lettura è stata compromessa dall’imbarazzo per l’epoca politica in cui sono state create e artisti che sono caduti nell’oblio della critica. La connessione con il periodo storico è stata determinante per produrre una sorta di cortina che ha messo in ombra una pur grande produzione artistica del nostro paese. Quella che sono andata a vedere al Mart di Rovereto nella mostra “L’eterna bellezza”.
E la bellezza, oltre a quella delle opere, sta nel percorso espositivo che definisce una fase particolare della nostra storia, in cui collocare artisti finora citati singolarmente e in modo generico come nomi del novecento.
Le vicende dell’arte in Italia nel Novecento, a partire dal primo conflitto mondiale, sono il tema di questa esposizione che presenta oltre cento capolavori in cui tradizione e modernità si incontrano. Il contesto storico è quello del ventennio tra le due guerre e le opere esposte datano dalla metà anni dieci alla fine degli anni trenta del secolo scorso.

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Arturo Martini (1889-1947) La moglie del poeta, 1922 Gesso, esemplare unico

Dopo l’orrore della Grande Guerra, in tutti i campi, compreso quello artistico, si impose una riflessione profonda. Molti artisti europei avevano combattuto nelle trincee e si erano scontrati con una realtà di distruzione determinata dal trionfo dell’irrazionale nella storia dell’umanità. Da qui l’esigenza di una revisione dei pensieri sull’uomo e sui valori per un ritorno all’ordine e alla ragione.
Lo sguardo si volse verso il passato lontano, idealizzato come custode di valori eterni quali la perfezione e la bellezza. La semplicità e l’armonia della tradizione classica furono individuate come una risposta al disordine morale e culturale. La nuova tendenza prese le distanze dal Futurismo (che nel manifesto del 1910 aveva affermato di voler distruggere il ‘culto del passato’ e aveva esaltato quel progresso tecnologico che si era rivoltato in distruzione di massa) e dalle avanguardie.
Questo ritorno alle regole classiche ha trovato posto nella complicata mappa artistica del periodo, dominata dalla nascita dell’astrazione e dal dadaismo, con il termine “ritorno all’ordine”.
Il “ritorno all’ordine” non è stato un movimento, non ha una data di nascita e nessun manifesto, è stato piuttosto una tendenza che ogni nazione europea, in ragione delle differenti situazioni socio-politiche, ha articolato con un proprio linguaggio. In Italia e in Germania soprattutto: in città come Ferrara, Torino, Roma e Milano si è sviluppato il classicismo moderno e da Monaco di Baviera la pittura metafisica si è estesa fino a dar vita alla Nuova Oggettività (Neue Sachlichkeit) tedesca.
I principi di questa nuova tendenza possono essere rintracciati nell’esigenza di fuggire dalle passioni oscure, dai sentimenti e dalle emozioni che erano degenerate in devastazione. Si sono concretizzati nella ricerca del disegno pulito, della composizione semplice in una forma d’arte basata sul mondo delle idee. Da qui possiamo comprendere la sensazione di distacco sentimentale, di stupore e di calma apparente che, nella rappresentazione del mondo oggettivo, le opere di questi artisti rimandano.
Non è stato, comunque, un fenomeno solo europeo ma presente anche in altre parti del mondo e in America lo abbiamo visto con  Hopper, ad esempio.
In Italia le correnti artistiche che si sono riconosciute nel “ritorno all’ordine” sono state: Metafisica, Novecento italiano, la rivista Valori Plastici e il Realismo magico.
Le sezioni in cui è divisa la mostra illustrano questi diversi movimenti, i pittori e gli scultori che vi si sono riconosciuti e i soggetti rappresentati.
Si parte da De Chirico, un artista anticipatore, che non si mai allontanato dal canone classico pur avendo creato una nuova pittura metafisica. A questa si sono rivolti gli artisti del Novecento e del Realismo magico. Alcune delle loro opere le abbiamo già incontrate in altre esposizioni: De Chrico e la Metafisica a Ferrara (qui); a Rovigo nell’ultima sezione della mostra sui Nabis e la pittura italiana (qui); a Forlì dove il modello classico quattrocentesco e la sua influenza sull’arte moderna è stato indagato nella figura di Piero della Francesca (qui).

  1. METAFISICA DEL TEMPO E DELLO SPAZIO

Già nel primo decennio del Novecento si riconosce nella produzione di molti artisti una ricerca di sobrietà e di semplicità che derivava dal recupero degli stili del passato. La troviamo in Giorgio De Chirico e negli altri protagonisti della pittura metafisica (Carrà, De Pisis, Morandi, Savinio, presenti in mostra) che hanno operato una trasfigurazione del reale in una composizione formale disciplinata dalle regole dell’arte antica.
La pittura metafisica di Giorgio De Chirico è nata negli anni dieci del 900. De Chirico ha anticipato il sentimento di nostalgia della tradizione antica e rinascimentale. La sua poetica fatta di atmosfere rarefatte, di percezione straniante della realtà, di ripresa delle immagini classiche accostate a oggetti moderni senza apparente connessione logica, è ben resa nelle sue piazze d’Italia.
Il termine Metafisica è stato utilizzato per la prima volta da Guillame Apollinaire nel 1913 proprio per descrivere le ‘piazze d’Italia’ di De Chirico. Ma è stato l’incontro con Carlo Carrà nell’ospedale di Ferrara nel 1917, durante la Prima Guerra Mondiale, ad affermare questa pittura che nel 1918 ha avuto una formalizzazione teorica.
La stagione della Metafisica giunse poi al termine negli anni venti quando gli artisti volsero decisamente lo sguardo all’arte italiana del Trecento e del Quattrocento convergendo nel classicismo moderno.

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Giorgio De Chirico, La matinée angoissante Olio su tela, 1912

De Chirico ha dipinto le sue piazze metafisiche negli anni dieci ispirato dalle geometrie rinascimentali. Le sue sono piazze reali, viste a Torino, Ferrara e altre città d’Italia, ma interpretate in chiave onirica. Niente rimanda a un luogo e a un tempo preciso in queste piazze. Il punto di fuga molto alto e la semplificazione delle forme sono un recupero delle soluzioni rinascimentali. L’ombra del treno in primo piano favorisce un senso di impenetrabilità.

 

2. EVOCAZIONI DELL’ANTICO

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Mario Sironi (1885-1961) L’Architetto Olio su tela, 1922-1923. Figura scultorea, sembra intagliata nel legno. Il forte chiaroscuro delinea in modo netto i tratti del volto e della camicia

Il movimento che caratterizza più di tutti questo periodo è il Novecento italiano nato quando, nel 1922 a Milano, Margherita Sarfatti ha riunito 7 artisti di varia provenienza: Sironi, Funi, Bucci, Malerba, Oppi, Marussig e Dudreville.
Il Novecento è stata una delle più alte espressioni del ‘ritorno all’ordine’, insieme con il gruppo di artisti romani riuniti nella rivista Valori Plastici.
È stato sotto l’egida di Valori Plastici che Roberto Longhi, nel 1927, ha pubblicato la monografia su Piero della Francesca. Da quel momento i maestri del Quattrocento (Giotto, Masaccio, Paolo Uccello oltre a Piero della Francesca) divennero i modelli a cui guardare.
Il compito era riannodare i legami con il passato, in antitesi al Futurismo, recuperare forme e valori dei secoli d’oro dell’arte italiana e rielaborarli; un passato rivisitato in una ‘moderna classicità’ che non fosse imitativa; in opposizione anche all’enfasi e alla teatralità del Simbolismo, alla ricerca di forme sintetiche ed essenziali. Il disegno è stato privilegiato rispetto al colore, i volumi esaltati e i dettagli eliminati. L’evocazione dell’antico è evidente nelle figure statuarie.
Se all’inizio il Novecento è stato agevolato dal legame sentimentale di Margherita Sarfatti con il Duce e dall’adesione al Regime degli artisti, Sironi in prima fila, alla caduta del fascismo il movimento ne ha pagato le conseguenze in quanto considerato compromesso con l’ideologia fascista. Anche se le opere degli artisti non avevano nulla anche fare con l’ideologia di stato, ma intendevano cogliere la dimensione umana e quotidiana, come   nel dipinto di Malerba.

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Gian Emilio Malerba (1880-1926) Le amiche Olio su tela 1924

 

In questa stagione ricchissima il ritorno all’antico, oltre a Novecento e a Valori Plastici, è declinato anche dal Realismo Magico. Si tratta di un momento brevissimo, una comunanza di sentire e di intenti, che non diventerà mai un movimento.
Ha trovato definizione nel 1927 negli scritti di Massimo Bontempelli. Realismo magico è un ossimoro: il realismo precisissimo, con finitura di dettagli e colori smaltati, rimanda un’atmosfera di stupore, sospesa in una dimensione eterna.
Il modello è l’arte del Quattrocento e i suoi interpreti sono stati Casorati, Cagnaccio di San Pietro e Donghi, il maggior esponente.
Con il Novecento italiano ha condiviso molti aspetti quali il disegno nitido, una composizione pulita, i volumi solidi e ben costruiti. Di suo ha le atmosfere enigmatiche e il senso di sospensione che rompono la verosimiglianza e danno l’impressione di trovarsi dentro un sogno, con una sensazione di spaesamento.

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Antonio Donghi (1897-1963) Donne per le scale Olio su tela 1929

Nel giro scale ci sono tre donne ma tra loro nessuna interazione, ognuna è assorta nella immobilità della posa.
Si nota la precisione del disegno e i volumi forti mentre la luminosità diffusa pone l’opera in una dimensione irreale. Tutto molto aderente al vero ma immerso in una atmosfera sospesa, eterna nella sua classicità

 

Le avanguardie avevano eliminato i generi che sono stati ripresi invece dal “ritorno all’ordine”. I soggetti principali sono la figura umana (Ojetti l’ha definito un nuovo umanesimo) e il nudo femminile; ma anche i paesaggi e la natura morta sono stati oggetto di rielaborazione, non come imitazione della realtà ma come sua sublimazione nella forma di una classicità moderna.

3. PAESAGGI

Sironi, Carrà, Morandi hanno realizzato vedute urbane e rurali reinterpretando la tradizione.
Sironi ha dipinto le periferie di Milano in una visione ordinata e sintetica. Paesaggi spogli, vuoti, che rimandano un senso di solitudine, dove le soluzioni spaziali richiamano la metafisica di De Chirico.

4. LA POESIA DEGLI OGGETTI

Gli oggetti di uso quotidiano sono stati visti come elementi di indagine, un esercizio per conoscere la natura delle cose. Gli oggetti in posa sono diventati protagonisti immobili, e la composizione una visione astratta della realtà delle cose.

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Felice Casorati (1883-1963) Maschere Olio su tela 1921

 

Morandi si è dedicato alla natura morta per tutta la carriera. Ha seguito una personale linea di ricerca in cui il fulcro è un’attenta composizione degli elementi.

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Giorgio Morandi (1890-!964) Natura morta Olio su tela 1929

 

5. RITORNO ALLA FIGURA.
IL RITRATTO

La figura umana è tornata nella sua integrità. Dopo essere stata resa un manichino nella metafisica, destrutturata e scomposta dal futurismo e dal cubismo, dissolta nell’astrattismo è tornata ad essere rappresentata secondo il modello classico. Ha acquistato solennità ed è diventa una figura monumentale.
Il Ritratto è il genere preferito e in mostra vediamo una galleria di ritratti di impostazione rinascimentale con la figura centrale e sullo sfondo tendaggi o elementi paesaggistici.
Già negli anni dieci De Chirico aveva ripreso la finestra come elemento nel ritratto.

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Ubaldo Oppi (1889-1942) Ritratto della moglie Olio su tela 1924

Ubaldo Oppi è stato uno dei sette pittori del Novecento italiano. I primi ritratti asciutti e spigolosi richiamano la sua formazione viennese. In seguito hanno acquistato un tono classico rivisitato dal realismo freddo, magico. In quest’opera ha ritratto la moglie, dando alla composizione una nota calma e solenne.

 

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Massimo Campigli (1895-1971) Le due sorelle olio su tela 1929

 

Campigli nel 1928 ha scoperto l’arte etrusca e ha reinterpretato l’arte del passato con un suo stile espressivo. La pennellata sintetica semplifica i volumi. Rifugge i dettagli e arriva alla purezza della forma geometrica. Predilige i toni dell’ocra che danno l’impressione di un archetipo primordiale.

 

Le figure di Antonio Donghi sono disegnate con contorni precisi, nel silenzio di uno spazio quasi vuoto reso estraniante da una luce diffusa (Vedi Donne sulle scale).

6. IL NUDO COME MODELLO

Con la ripresa del concetto di bellezza classica la figura è stata ricollocata al centro dell’opera e il Nudo è il genere che ha permesso di intraprendere un discorso diretto con il passato.

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Felice Casorati Concerto 1924 Tempera su tavola di compensato

Casorati ha declinato in un linguaggio moderno forme antiche e i maestri del Quattrocento, come Piero della Francesca e Masaccio, sono state le sue fonti.
In Concerto del 1924 le pose e i blocchi delle figure femminili (ha fatto posare sempre la stessa modella) richiamano il Battesimo dei neofiti, l’affresco di Masaccio nella Cappella Bravacci di Firenze.
Le figure di Casorati con volumi torniti e pose monumentali sono come note musicali su un pentagramma, come richiama il titolo, e rivelano l’armonia dell’esistente.

 

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Cagnaccio di San Pietro ( 1897-1946) Primo denaro 1928

Cagnaccio di San Pietro è la firma che Natalino Bentivoglio Scarpa ha scelto prendendo a esempio i maestri antichi e in omaggio al paese dell’isola veneziana in cui è cresciuto. È stato un artista solitario, lontano dai movimenti; ha svolto una ricerca personale e si può considerare il più obiettivo dei realisti magici. Vicino alla Nuova Oggettività tedesca, ha rappresentato la realtà in modo crudo ma anche con un senso di compassione. I suoi dipinti hanno un evidente contenuto sociale come nella Trilogia del 1928 qui rappresentata da Primo denaro.
Nel nudo femminile ha reso una carnalità vera, illuminata da una luce violenta, nell’evidente richiamo alla prostituzione che vuole essere una accusa di corruzione della borghesia del regime fascista cui era convinto oppositore.

 

7. LE STAGIONI DELLA VITA

Nell’ultima sezione troviamo rappresentata la famiglia e il valore che andava assumendo. Temi simbolici, che si collegano alla tradizione, come maternità, infanzia, giovinezza e vecchiaia sono stati interpretati con il nuovo linguaggio.

La maternità da sacra è diventata laica in una dimensione moderna e le Madonne sono state sostituite con donne che allattano o  tengono semplicemente i bambini in braccio.

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Cagnaccio di San Pietro, Maternità Olio su tela 1937

Cagnaccio di San Pietro ha reso in chiave moderna un tema sacro: una composizione rinascimentale dove anche i gesti e la posa della donna e del bambino richiamano le Madonne dell’antichità.

 

Il tema dell’infanzia ci mostra bambini giocosi o con uno sguardo già di presagio delle fatiche adulte di vivere.
Casorati ha ritratto la borghesia e Renato Gualino è un’immagine emblematica.

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Felice Casorati Ritratto di Renato Gualino Olio su tela 1923-1924

 

Secondogenito della famiglia Gualino, Renato, che all’epoca aveva 12 anni, è posto al centro di una composizione rinascimentale. La posa antica, solenne non ha nulla della spensieratezza infantile. La bacchetta rossa sembra rappresentare uno scettro e ricordare il ruolo d’erede della dinastia di industriali torinesi Gualino.
Allude al fatto che la giovane vita è incalzata dai doveri e dalle responsabilità.

 

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Achille Funi (1890-1972) Una persona e due età Olio su tela 1924

Una persona e due età di Achille Funi è un’allegoria delle età della vita. Ritrae la gioventù e la vecchiaia nella stessa donna, come se il passato e il presente si sovrapponessero. Una sospensione del correre del tempo e una riflessione del senso dell’esistenza e della sua finitezza. I tratti sono quelli della sorella Margherita e nella composizione è evidente il richiamo della ritrattistica rinascimentale del cinque e seicento.

 

La mostra si ferma nel 1938. Poi c’è stata la promulgazione delle leggi razziali.
Poi è cambiato tutto.

 

Un’eterna bellezza
Il canone classico dell’arte italiana del primo Novecento
Rovereto, 2 luglio – 5 novembre 2017
Mart, Museo di arte moderna e contemporanea

 

Fonti per la parte scritta: note espositive, catalogo della mostra, Guida Mart, intervista radiofonica alle curatrici della mostra Daniela Ferrari e Beatrice Avanzi e al direttore del Mart Gianfranco Maraniello.
È stato possibile fotografare i dipinti in mostra per cui le foto delle opere sono mie.

 

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