Joyce Lussu

”Ma anche le storie più moderne, dei lavoratori e non solo dei dominatori, sono sempre carenti per ciò che riguarda la presenza delle donne nell’una e nell’altra classe […]. Si pubblicano nel mondo occidentale moltissimi libri sulla donna, ma sempre di ordine sociologico, psicologico o biologico. E mai storico. E le storie generali non integrano l’analisi della metà femminile nel divenire delle società, o fanno pochi accenni, non sempre attendibili. Se è vero che la storia del passato ci deve servire per capire il presente e costruire il futuro, è una lacuna molto grave”
Joyce Lussu
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Dicono di lei: Jane Austen

Tra i romanzi che riuscì a portare a termine non ce n’è uno che sia fallito, e fra i suoi molti capitoli, pochissimi che scendano notevolmente al di sotto del livello degli altri (Virginia Woolf) Continua a leggere

La solitudine dell’assassino

“Bisogna imparare a rinunciare al dominio, su di sé, sulle cose che ci riguardano, sulle persone che crediamo di amare, sui ricordi che non ci lasciano in pace; siamo acqua che scorre, ma dobbiamo impararlo ogni giorno di nuovo, ogni giorno per la prima volta” Continua a leggere

La fattoria dei gelsomini

«Comincia a prenderti dai capelli» aveva detto una sera Mumsie a Rosie, …
«Ma che cosa?» aveva chiesto Rosie.
«L’età, tesoro mio» aveva risposto Mumsie con il terrore nello sguardo…
… Se non si adottavano provvedimenti, spiegò a Rosie, e non si continuava instancabili ad adottarne, dopo aver cominciato a prenderti dai capelli, facendone cadere una buona parte, l’età procedeva inarrestabile verso il basso, annientando e confondendo, gonfiando in un punto e svuotando nell’altro, e sempre, sempre nei posti sbagliati, finché non gettava la persona, afferrandola per i piedi diventati informi come il resto del corpo, sul cumulo dei rifiuti della vita. Continua a leggere

Straniero

“Straniero: rabbia strozzata in fondo alla gola, angelo nero che turba la trasparenza, traccia opaca, insondabile. Figura dell’odio e dell’altro, lo straniero non è né la vittima romantica della nostra pigrizia familiare né l’intruso responsabile di tutti i mali della città. Nè la rivelazione attesa né l’avversario immediato da eliminare per pacificare il gruppo. Stranamente, lo straniero ci abita: è la faccia nascosta della nostra identità, lo spazio che rovina la nostra dimora, il tempo in cui sprofondano l’intesa e la simpatia. Riconoscendolo in noi, ci risparmiamo di detestarlo in lui. Sintomo che rende appunto il ‘noi’ problematico, forse impossibile, lo straniero comincia quando sorge la coscienza della mia differenza e finisce quando ci riconosciamo tutti stranieri, ribelli ai legami e alle comunità” Continua a leggere

L’Europa, l’altro, l’identità

“Il problema, ancora e sempre utopico, si pone di nuovo oggi, di fronte a un’integrazione economica e politica su scala planetaria: riusciremo intimamente, soggettivamente, a vivere con gli altri, a vivere da altri, senza ostracismo ma anche senza integrazioni livellanti?” Continua a leggere