Alberto Giacometti. Un ritratto.

Tanto, perché tu lo sappia, è impossibile anche finire un ritratto. Una volta i ritratti venivano finiti perché sostituivano le fotografie ma oggi non hanno più senso. Posso solo provare a farlo”:

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L’intelligenza non ha sesso. Adriana Bisi Fabbri

«L’intelligenza non ha sesso. Io sono, io voglio – capisce che voglio? – essere un’artista. Poi sarò, naturalmente, una donna».

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Filippo de Pisis

Cercare in questa pittura un animo che riconosca internamente il suo impegno morale, la dolorosa coscienza, il suo dramma umano, sarebbe inutile. Si può dire che questa pittura appartiene a se stessa, quasi improvviso e arbitrario dono della natura al quale non si può chiedere di più che questa meraviglia d’essere apparso e di renderci felici o per lo meno di esaltarci” (Toti Scialoja)

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Come il sale

Da sempre amo le favole e pensavo da piccola, con la facilità che hanno i bambini di estendere il proprio credo al mondo intero, che tutti le conoscessero. Mi sono accorta poi che non è proprio così e che molti ne conoscono solo alcune versioni disneyane (ma questa è un’altra storia…). Ho imparato come le favole siano insostituibili nel riflettere molti contenuti inconsci e trasmettere significati universali. Il linguaggio del fantastico, della magia, del ‘c’era una volta’ comprende registri che spaziano dal simbolo alla storia e al folclore, dai miti agli archetipi, tali da fornire chiavi di lettura a molti passaggi della vita. Sarà per questo che ci sono favole che mi sono tornate in mente o, per meglio dire, alcuni particolari sono risaliti in superficie dai miei ricordi perché il loro significato mi corrisponde pienamente e dà risonanza al mio sentire.

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Dà parole al tuo dolore: il dolore che non parla sussurra al cuore troppo gonfio l’invito a spezzarsi *

Ottobre
Come fare quando un magma di dolore si espande tra cuore e stomaco e si trasforma in una crosta dura che non lascia passare più niente… che fare? Come scioglierla per poter tornare a respirare?

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“Ho sognato la Groenlandia”

Ci hanno detto che, una volta stabilizzato, la cura sarebbe stata una fisioterapia intensiva.
Stare seduto era il primo passo, ma scivolavi da tutte le parti. E tutto ti doleva, la gamba, il braccio, la schiena! 

Ci abbiamo provato.

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“Vienimi a prendere”

Sono arrivata al punto più difficile e doloroso di questa storia. Mi sono presa qualche giorno di pausa e di distacco ma sento l’urgenza di tornare qui, a raccontare perché non voglio dimenticare gli ultimi mesi trascorsi vicino a lui. Sono stati i mesi più lunghi e più veloci della mia vita. E anche se ci sono dettagli che terrò privati restano molte cose da dire. Credo ci sia una sorta di selezione spontanea tra ciò che è dicibile e ciò che non lo è ma anche quello che si tace, come le emozioni e i sentimenti, trasuda dalle parole che si usano, dagli episodi che si sceglie di rivelare. Tutto questo perché non sono ancora in grado di chiudere il capitolo di una lunga vita insieme.  

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