Figlie sagge

“Mi è capitato più volte di notare che una caratteristica comune a tutti gli esseri umani è quella d’inventarsi una famiglia qualora non ne abbiano una propria”.

La frase di introduzione rappresenta uno degli argomenti di questo libro di Angela Carter. Forse neppure il principale ma quello che intendo sottolineare, tra i tanti. Quello che mi ha colpito perché, in questi tempi che stiamo vivendo, è molto discusso. E quindi vediamo come si costruisce una famiglia e cosa possiamo intendere per famiglia, seguendo il racconto di Figlie Sagge e lasciando da parte idee preconcette e stereotipi acquisiti. Il bisogno di famiglia inteso come legame, ma anche come conoscenza delle proprie origini, è un bisogno insuperabile per ogni essere umano.

Figlie sagge è l’ultimo libro che Angela Carter ha pubblicato, un anno prima della sua morte avvenuta nel 1992 all’età di 51 anni. La prima edizione italiana è questa del 2016 per Fazi Editore.

È un romanz51elrvejW9L.jpgo particolare che si potrebbe definire una saga familiare: la storia lunga un secolo, il Novecento, della “dinastia imperiale Hazard, che per oltre centocinquant’anni aveva condotto come un purosangue il teatro britannico…”;
oppure un libro pieno di citazioni colte e di riferimenti dalla letteratura, dal cinema e dal teatro, in cui la figura di Shakespeare troneggia (anche il titolo Figlie sagge è una traduzione al femminile di una frase di Shakespeare sui figli e sui padri).
A me dà l’idea di un libro scoppiettante, con molti personaggi, molte digressioni e trasgressioni, soprattutto un libro dove il femminismo caratterizza le figure femminili e la narrazione tutta. Non è semplice entrare subito in sintonia con Angela Carter e la sua scrittura, perché ti prende e ti lascia, ti dà un colpetto sulla mano e poi sembra girarsi da un’altra parte e tu devi inseguirla per riuscire a comprendere l’intricato intreccio che esce dalla sua mente e dalla sua penna. Devi prestarle una continua attenzione, e non vorresti perdere nulla di quanto stai leggendo.
La trama del romanzo si svolge lungo tutto un secolo anche se viene condensata in un giorno. La storia, più che bizzarra, inizia e si chiude nella stessa giornata.
Come non pensare a precedenti letterari illustri, da Ulisse di James Joyce a Mrs Dalloway di Virginia Woolf? I paragoni però finiscono qui. Perché più che un ‘flusso di coscienza’ “Figlie Sagge” è un scoppiettare di fuochi d’artificio. I personaggi saltano fuori dalle pagine, strani e irruenti nelle avventure rocambolesche, nelle descrizioni che ne fanno figure a metà tra realtà e immaginazione, maschere a volte.

Tutto succede nel giorno in cui le due gemelle Nora e Dora festeggiano il loro settantacinquesimo compleanno;
lo stesso giorno in cui il loro padre naturale di anni ne compie cento;
lo stesso giorno della nascita di Shakespeare la cui ombra aleggia in ogni pagina del libro.
La mattina del 23 aprile arriva a casa di Dora e Nora l’attesissimo invito al ricevimento che si terrà la sera stessa per il centenario del ricco e famoso Melchior Hazard, il padre che non ha mai voluto riconoscerle. Nel trascorrere del giorno e in preparazione per la serata Dora, l’io narrante, racconta la strampalata famiglia. Si è assunta il compito di scriverne le memorie, partendo dall’interrogativo sulle sue origini:
“chi è questo Melchior Hazard? e la sua famiglia, le sue mogli, i suoi figli, la sua corte? È stato mentre tentavo di rispondere ad alcune di queste domande che io, Dora Chance, raccogliendo appunti da inserire nella mia autobiografia, sono accidentalmente diventata la cronista della storia degli Hazard (…)
non solo io e mia sorella (…) siamo degli incidenti di percorso, ma anche perché, mentre nostro padre è stato una colonna del teatro istituzionale, noi figlie siamo illegittime in ogni senso: nate fuori dal letto coniugale, ci siamo anche gettate nell’avanspettacolo.”

Ho costruito uno schema della numerosa – allargata, si dice oggi! – famiglia Hazard, in base alla ricostruzione di Dora, per facilitare il riconoscimento dei personaggi e delle loro storie.IMG_3024.jpg

I capostipiti della famiglia Hazard sono Estella, nata nel 1870 (?) e Ranulph Hazard che
“aveva trent’anni abbondanti più di Estella, forse anche di più o addirittura molti di più: la sua data di nascita è variabile quanto quella di lei.”
Sono attori inglesi e recitano Shakespeare.
Dal loro matrimonio nascono due gemelli: Peregrine detto Perry e Melchior detto Mel.
In realtà sembra che il padre dei due non sia Ranulph ma un altro teatrante: Cassio Booth.
Un giorno Ranulph trova Estella e Cassio a letto insieme e li uccide, uccidendo poi anche se stesso (come in una scena di Otello)
“…Così la questione della loro paternità resta un grande punto interrogativo”. 

La paternità è uno dei grandi temi del libro, così come il tema del doppio, e i rimandi a Shakespeare e alle sue opere sono continui. I figli sono tutti gemelli e gemelle e il mistero tra padre legittimo e padre naturale si viene a svelare nel finale del romanzo.

Tornando alla famiglia Hazard, dopo la morte dei genitori, Melchior e Peregrine prendono strade diverse.
Il primo, con gli anni, diventa una grande personalità del teatro “il più grande attore shakespeariano contemporaneo”. Tre matrimoni e numerosi figli.
Perry invece scappa, scompare, torna: la sua è una presenza discontinua ma più empatica e affidabile di quella del gemello; è l’eroe buono, che viene in soccorso quando c’è necessità, che sorprende con la sua delicatezza e comprensione.

Il giovane Melchior nel periodo della prima guerra mondiale mette incinta una ragazza, una povera cameriera, che dà alla luce due gemelle Nora e Dora. Il padre non vorrà mai riconoscerle e, quando la madre muore,  di loro si prende cura una vecchia signora, che chiamano Nonna, dal passato oscuro.
Melchior, nel frattempo, si sposa con Lady Atalanta Lynde e nascono altre due gemelle: Saskia e Imogen;
un secondo matrimonio con un’attrice hollywoodiana Miss Delia Delaney non dà frutti;
mentre con la moglie numero tre, un’attrice televisiva soprannominata Milady Margarina (che era stata amica del cuore della figlia Saskia) ha due gemelli: Gareth e Tristam.

Nora e Dora crescono quindi senza padre e senza madre, solo con Nonna, una bizzarra donna, “una nudista, una vegetariana e una pacifista” ante litteram, che solamente quando prende in braccio le neonate capisce  “a che cosa servissero gli uomini”!
Nonna è ‘la famiglia’ per Dora e Nora, anche se irregolare, particolare, e ‘sbagliata’, come sbagliata è la parte di Londra dove sono nate, quella povera.

“ – Famiglia -, dico. È stata Nonna a inventare questa famiglia. l’ha messa insieme con tutto quello che le capitava tra le mani: un paio di orfanelle randagie appena nate, una stracciona col cappello floscio. L’ha costruita unicamente grazie al suo carattere… C’è una tradizione di padri assenti nella nostra famiglia…”.

Se Melchior, il padre naturale di Nora e Dora, non si interessa di loro e non le vuole neppure conoscere impegnato com’è a costruire la sua fama, è lo zio Perry il vero sostegno, quello che le ama e se ne prende cura tra un viaggio e l’altro per il mondo.
Perry è una figura straordinaria, l’alter ego del fratello e il suo doppio, quello che viene e risolve tutto. Le porta, ancora bambine, a conoscere Melchior e le consola quando vengono da lui apertamente rifiutate:

“Ma proprio quegli occhi,… furono la più amara delusione della mia vita fino ad allora. Anzi. Di tutta la mia vita, prima e dopo. Nessun’altra delusione sarebbe poi stata paragonabile a quella. Perché quegli occhi ci guardavano, ma era come se non ci vedessero, anche mentre eravamo lì sedute, …”
…A quel punto, e soltanto allora, anche noi ricevemmo la nostra briciola di attenzione, sebbene fu come un unico proiettile che ci uccise entrambe, trapassandoci contemporaneamente il cuore.

Lo zio Perry le protegge, assumendosi quella responsabilità che Melchior rifiuta, e si rivolge al fratello con la frase di Shakespeare:

– Saggio è il figlio che conosce il proprio padre -, sibilò Peregrine, e pareva il monito di una zingara. – Ma ancora più saggio è il padre che conosce il proprio figlio –

Le avventure della famiglia Hazard si svolgono tra Londra e l’America, tra il teatro e il cinema e infine la televisione.
I matrimoni di Melchior Hazard rappresentano i diversi ambienti in cui esercita la sua carriera di attore.
Il primo matrimonio in Inghilterra lo accompagna nei ruoli di maggior interprete shakespeariano.
Il secondo matrimonio è in America con una attrice di Hollywood

La chiamano ‘monogamia in serie’…
Sono convinta che Melchior sapesse cosa stava facendo quando fece uscire di scena la vecchia ed entrare la nuova in modo tanto spettacolare; credo che non pensasse di sposarsi a Hollywood, ma piuttosto di sposare Hollywood, assumendo il controllo dell’intera industria, e quindi quello della principale fabbrica di sogni nel mondo. La rivincita di Shakespeare sulla guerra d’Indipendenza.

Le descrizioni del mondo hollywoodiano, nel quale Nora e Dora seguono Melchior come ballerine di seconda fila (e come figlie in ultima fila) scorrono in varie pagine:

Benvenuti nel Regno della Finzione! nel posto dove, nelle notti di luna, la luna splendeva sempre su Charlie Chaplin. Benvenuti nel Mondo dei Sogni (…)

(…) avevo la sensazione che fossimo state abbandonate nel Paese delle Meraviglie, vittime di un complotto.
So benissimo chi l’aveva tramato…
Dietro tutta l’operazione c’era l’amore per Mammona.
Lavoravamo come schiavi. Ripetevamo all’infinito la stessa ripresa. La stessa routine, la stessa canzone, la stessa frase, ancora e ancora e ancora. Eravamo simultaneamente prodotto e processo, e la cosa ci aveva quasi distrutte. E a cosa portava tutto questo? A un altro sabato sera al cinema. Il vostro passatempo da un penny e nove scellini. La vostra razione di buio. Che equazione. Il nostro sudore = un po’ di divertimento per voi.
– Come le puttane -, disse Nora con sobrio disgusto.

Il terzo matrimonio, quello con lady Margarina, corre in parallelo con la carriera televisiva che è “la degenerazione finale di Casa Hazard”, l’ambito in cui si sviluppa la professione dei figli legittimi.
“Sorridi in pubblico, piangi in pubblico, vivi in pubblico, crepa in pubblico…
E ancora quello spettacolo di merda andava avanti”.

Il sangue degli Hazard scorre nelle vene delle figlie e dei figli legittimi di Melchior, ma non il suo seme. Nella tragicomica scena finale la prima lady Hazard svela il mistero della paternità.
Le uniche due figlie vere di Melchior sono dunque quelle due che non ha mai voluto riconoscere. Di loro si è occupato Perry, che è in realtà il padre naturale degli altri figli e figlie del gemello Melchior.
Roba da perderci la testa.
– Parentele proibite – Ma allora perché ci eravamo messe il vestito della festa ed eravamo venute sfidando la notte, se i nostri cuori erano stati spezzati di fresco? È una bella domanda. Per amore del nostro vecchio padre, suppongo. Per celebrare l’autore delle nostre vite, anche se ci aveva regalato nel mucchio da svendere.
Forse non avevo mai avuto una confidenza intima con mio padre, ma sapevo chi era. Dunque ero una figlia saggia, giusto?

Un romanzo folle, che in certi momenti ha dell’incredibile. I legami sono quelli d’amore, anche se non scompare mai la spinta alla ricerca delle proprie origini, il desiderio di appartenenza e accettazione. Che alla fine del libro, come in una favola, sembra risolversi.

Ma adesso avevamo avuto una scheggia d’amore.

“Eppure io e Nora eravamo più che felici. Ci eravamo finalmente intrufolate nella famiglia di cui avevamo sempre desiderato far parte. Ci volevano sulla scena con loro, finalmente legittime. C’era una casa di proprietà comune, si chiamava passato, anche se avevamo abitato in stanze diverse.”

Angela Carter
Figlie sagge
Fazi Editore, 2016

7 thoughts on “Figlie sagge

    • Non è così diffusa in Italia anche se famosa come scrittrice e giornalista inglese. Nell’ambiente femminista è più nota.
      Ho letto anni fa “La camera di sangue”, uno dei suoi libri più famosi. Si tratta di una rivisitazione di fiabe classiche in forma non edulcorata e non per bambini. Direi realistica e che vuole rendere manifesto l’aspetto latente misogino. Infatti le protagoniste delle fiabe stravolgono la storia classica facendosi giustizia da sole e cambiando il destino che il racconto ha loro riservato.
      La scrittura di Angela Carter è particolare e rileggendola a distanza di anni mi dà l’impressione, in vari momenti, che sia legata a quell’epoca che è la fine del novecento europeo. Non proprio di questi nostri giorni.
      Scriverne qui con te mi ha fatto però venire il desiderio di rileggere le sue favole rivisitate. 😀

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