Verona, 30 marzo 2019

Per ricordare una giornata eccezionale…

Vuoi vedere che alla fine tocca anche ringraziare questo tredicesimo Congresso mondiale delle famiglie? Ha fatto arrivare a Verona una marea di gente che ha invaso le strade per manifestare la pluralità, i diritti e la democrazia, come mai si era visto prima in questa città!

Non l’ho sempre amata, Verona, anche se è la mia città. O meglio ne ho sempre amato la bellezza ma nei miei anni giovanili, gli anni settanta, non era molto vivace politicamente e le ho preferito Padova, dove ho abitato per frequentare l’università e dove ho sviluppato una coscienza politica: il movimento studentesco era forte e attivo, i cortei di protesta erano frequenti e ho incontrato il femminismo.

Ecco, sabato, a un certo punto, in mezzo a queste migliaia e migliaia di persone (chi dice 50 mila chi 100mila), in mezzo a un corteo di cui non sono riuscita neppure a vedere la fine, ho pensato a quanto erano diverse le mie prime manifestazioni femministe a Padova. Ero giovane e credevo nell’urgenza di cambiare il mondo, volevo una legge che aiutasse le donne a non morire di aborto ed ero una di quelle che si è messa in strada a manifestare. Non sto parlando delle grandi manifestazioni studentesche ma di quelle delle donne: la differenza era abissale. Le prime piene di gente, ragazzi e ragazze, animate e variopinte (chi ricorda gli indiani metropolitani?) o violente con le molotov contro le vetrine e con gli scontri con le forze dell’ordine quando si occupavano le facoltà; le seconde, invece, con poche decine (decine!) di donne. In una delle prime, sarà stato il 76, a dir tanto eravamo neppure una quarantina di ragazze. Provavo quasi un senso di vergogna a espormi in quel modo, eppure ho sfilato. Eravamo visibili e riconoscibili a tutti, eppure siamo andate avanti. Con i nostri slogan che si perdevano nel traffico delle auto che proseguivano al nostro fianco, per dire quanto poche eravamo. Oppure nei girotondi in piazza, allegre con zoccoli e scialli: le nuove streghe. Ma neppure la riempivamo, la piazza!

Ho visto la differenza oggi: diverse generazioni, giovani e non, e anche tanti uomini a condividere le idee e gli slogan – in alcuni momenti mi veniva da ridere a sentire il ragazzo che scandiva: l’utero è mio, giù le mani dal mio utero. Ma che bello sapere che un’idea di femminismo ha contagiato gli uomini! Soprattutto tantissime e tantissime persone. Una Marea. Bello. Entusiasmante.

Ho ripensato alla differenza dalle manifestazioni della mia giovinezza padovana perché, prima del corteo, ho partecipato a un incontro pubblico con protagoniste della politica e uno degli interventi mi ha riportato al passato, alle donne di allora, a quello che hanno/abbiamo fatto e alla differenza dall’oggi.

Una domanda ha avviato questo riavvolgimento del nastro.

“Si poteva fare qualcosa di più, da parte di voi donne di allora, che potesse evitare questo congresso?” ha chiesto Natascha Lusenti, giornalista di Radio 2, bella e sicura di sé, a Livia Turco, sempre uguale a se stessa. E lei, Livia Turco, ha reagito come un torrente in piena. Si è presa tutto lo spazio dell’intervento con un tono arrabbiato, come mai ho avuto occasione di sentire prima, con una voce forte ed emozionata per ribadire come sia doveroso riconoscere la fatica di un percorso che la politica non ha mai riconosciuto alle donne, riconoscere le battaglie che abbiamo fatto e che ci hanno portato ai diritti. Ha detto che noi, le ragazze di allora, siamo quelle che si sono battute per la dignità delle persone; quelle che hanno cambiato questo paese, senza che mai i dirigenti politici lo riconoscessero. Uno dei difetti della nostra generazione, ha proseguito, è quello che ci siamo mostrate timide e non abbiamo rivendicato e preteso l’autorevolezza delle donne. Per cui, ha risposto con fermezza: “no, non mi sento di fare nessuna autocritica”.

Ha continuato dicendo che alle leggi importanti che sono state fatte bisogna aggiungerne altre:

è da completare la riforma delle adozioni permettendole a singoli e omosessuali;

al posto del Pillon, che deve essere ritirato (non archiviato come è stato annunciato ieri) bisogna sia scritta un’altra legge che permette alle donne di trasferire il loro cognome;

soprattutto dobbiamo consentire ai nostri figli di avere i figli che desiderano.

Asili nido, maternità, servizi sociali, non autosufficienza, lavoro: queste sono le politiche da mettere al centro dell’agenda.

Invece l’unica legge che questo governo ha saputo fare è stata una legge che dice alle donne di lavorare fino al parto!

Livia Turco ha accennato anche a un tema scomodo, che sembra dimenticato quando si parla di pluralità delle famiglie, ed è che le nostre famiglie sono diventate diverse e plurali anche perché ci sono famiglie non italiane. Non deve essere un tabù questo tema. Non dobbiamo cedere all’odio e alla paura. Questo governo, invece, ha detto: prima i bambini italiani. E questo significa uccidere nella culla il valore dell’uguaglianza. “Noi, che abbiamo voluto gli asili nido, rigettiamo la discriminazione in nome della dignità della persona e dell’uguaglianza, fondamento della nostra Costituzione”.

Anch’io mi sento di dire con Livia Turco: no, nessuna autocritica. Noi siamo quelle che prima della legge dell’aborto si autodenunciavano per aver aiutato le altre donne ad abortire. Ricordo di essere entrata in un gruppo veneziano per imparare il metodo Karman per l’interruzione di gravidanza, ben sapendo che sarebbe seguita l’autodenuncia, necessaria per affermare che eravamo tante e che eravamo determinate a portare avanti una lotta necessaria per la salute delle donne. Prima che arrivasse la L. 194. E ora se a quarant’anni di distanza viene messa in discussione non è perché noi, giovani di quel tempo, abbiamo mancato di combattere. Ho trovato, quindi la domanda impropria e mi sono sentita fortemente coinvolta dall’animata risposta di Livia Turco.

Ma è altrettanto vero che abbiamo bisogno di più femminismo, come ha detto poi anche Laura Boldrini, per portare avanti le battaglie dei diritti e non solo per non arretrare. La più grande rivoluzione del 900, quella femminista, non l’abbiamo portata fino in fondo. Dobbiamo andare avanti.

C’è una cultura da cambiare. Per non sentire più la parola isterica che è stata riesumata da questo governo e pronunciata da una ministra.

Ci sono leggi ancora da fare.

Come per il revenge porn, cioè la pratica di diffondere immagini e video privati senza il consenso della persona interessata. Boldrini e Lucia Annibali hanno parlato della bocciatura alla Camera dell’emendamento che lo configura come reato, una bocciatura tutta politica. E vergognosa.

Sul ddl Codice Rosso Annibali si è detta critica perché si associa al Pronto Soccorso qualcosa che non c’entra niente, oltre al fatto che con i PS esistono già le linee guida. E quanto è pericoloso il messaggio che passa la riforma della Legittima difesa, sopratutto per le donne che sono vittime di violenza? Un messaggio che dice armati e difenditi. E poi facciamo il Codice Rosso? Oltretutto senza soldi e senza formazione. Insomma, tanto vale aspettare che arrivino tempi migliori.

Di Monica Cirinnà riporto invece l’allarme per la presenza del ministro dell’istruzione al Congresso delle famiglie. Quella di Marco Bussetti è la presenza più grave perché comporta il rischio di minare la scuola pubblica. Ricordiamo che è presente al convegno anche un relatore americano che sostiene l’educazione a casa. Tutto ciò può significare l’abbandono dell’educazione sessuale, dell’educazione all’affettività, alla differenza e parità di genere, e sappiamo che le gravidanze nei giovani si prevengono così!

Ora faccio un passino indietro, all’intervento iniziale di SeNonOraQuando di Torino, che ha chiarito cosa sia questo Congresso delle famiglie. Si tratta di un progetto per ristabilire un sistema tradizionale, un ‘ordine naturale’, che è portato avanti dal 2013 inizialmente da piccoli gruppi di attivisti diventati ora un centinaio di associazioni in tutta Europa. Agenda Europa ha sviluppato negli anni una rete di fedeli seguaci che sono inseriti nelle istituzioni: cattolici, ortodossi e protestanti tradizionali. Si incontrano in questi summit, in giro per il mondo (in Italia è il primo), e parlano di divorzio, contraccezione, fecondazione assistita, aborto, diritti LGBT con un programma preciso: abolirli. Un’inchiesta dell’Espresso, pubblicata a novembre 2018 ha mostrato chi sono i finanziatori (http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2018/11/15/news/pioggia-di-rubli-ai-cattoleghisti-1.328658).

Infine che dire del corteo? Fantastico! La presenza di tante donne, uomini, associazioni, gruppi, singoli è stata numerosissima. Le presenze politiche e sindacali ci sono state ma senza protagonismi. Organizzato da NonUnaDiMeno e partecipato da una Marea. Magnifico ed efficiente il servizio d’ordine svolto da ragazze; i maschi hanno partecipato ma senza ruoli di primo piano.

Ho inserito solo qualche foto per non dimenticare, anche se non rendono appieno del clima che si è respirato.

“Questo è quello che è successo a Verona quando il Congresso delle Famiglie ha incontrato la protesta Transfemminista. La prima battaglia contro chi vuole cancellare decenni di lotte per i diritti civili è iniziata”. Da The Vision:

8 Comments

  1. Brava Luigina, bel resoconto di una giornata straordinaria, forse irripetibile per Verona. Ho ascoltato l’intervento di Livia Turco con le lacrime agli occhi….

    "Mi piace"

    1. Ciao Luisa e brave a voi che avete lavorato per questo. Livia Turco ha lasciato il segno con il suo intervento ma oltre a lei mi è rimasta impressa anche Lucia Annibali, preparata e competente. Senza dimenticare le altre partecipanti

      "Mi piace"

  2. Un bel resoconto, davvero, per chi non era lì. Grazie, Gina, anche delle note sul dibattito e sulle domande ” provocatorie” della giovane e rampante giornalista. A parte l’ esigenza di “bucare” l’ attenzione, credo che nella allusione fosse contenuta anche l’ idea, dominante, che è sempre colpa di qualcun altro se le cose non vanno per il verso giusto.
    Mi permetto una piccola, ma importante notazione. Gravissima la presenza dell’ inconsitente Bussetti al raduno delle famiglie, ma la scuola pubblica da difendere è quella dello Stato. Perchè la dizione ” scuola pubblica” , grazie alla Legge 62/2000, Ministro Berlinguer, si applica anche alle scuole private paritarie… Non si fa caso a questo fatto alquanto stupefacente ma la sinistra ha introdotto il sistema pubblico di istruzione, in cui sono collacate anche quelle private. No comment. Un caro saluto.

    Piace a 1 persona

    1. Hai ragione Renza a ricordare che ‘scuola pubblica’ con la riforma Berlinguer comprende anche le paritarie. Ce ne siamo dimenticati o non lo consideriamo importante. Una riforma, quella di Berlinguer, che ha sfrangiato oltretutto le università in rivoli e rivoletti.
      Alla presenza di Bussetti a Verona non è stato dato molto rilievo (‘dimenticandoci’ di sottolinearne la gravità) forse per la sua inconsistenza e per altre presenze di maggior rilevanza mediatica. Grazie della visita e delle tue considerazioni

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...